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Addestramento Pony play

Accompagnato dalla Padrona, il pony, è arrivato nella notte alla fattoria, dove con l’aiuto degli addestratori, sarebbe stato ammaestrato dalla sua proprietaria a comportarsi come l’animale che realmente era.

All’arrivo la Padrona è stata accompagnata alla stanza della villa, a Lei riservata, mentre lui era stato trascinato in un angolo nelle scuderie e completamente spogliato; in bocca gli è stato messo un morso collegato con una corda al suo posto della mangiatoia, dove c’era del fieno e pane secco.
La corda lo obbligava a stare a quattro zampe ed al massimo poteva coricarsi. Dopo il lungo viaggio ha provato a dormire nell’erba secca che era accatastata nel angolo, ma c’è voluto parecchio tempo per trovare una buona posizione per dormire.
Dopo poco tempo è stato svegliato da una secchiata d’acqua fredda ed invitato a mangiare. Al pane ed al fieno era stata aggiunta dell’acqua e nonostante il morso ha provato a mangiare qualcosa e bere un po’ dell’acqua salata che gli è stata data.
A questo punto hanno iniziato a bardarlo come un cavallo, in primo luogo un corsetto di cinghie e anelli, che lasciava libera tutta la schiena e tutte le parti sensibili del corpo, stretto a sufficienza da non bloccare il respiro. Al morso, al posto della corda, sono state collegate le briglie con dei paraocchi per impedirgli di osservare obliquamente, mentre un collare gli impediva di abbassare la testa… tutto quanto era molto stretto.
I capezzoli pinzati ed i testicoli stretti in una particolare legatura, erano collegati alle briglie, in modo di trasmettere le sollecitazioni a tutto il corpo. Per finire lo hanno fatto piegare e messo un fallo nel culo, con all’estremità una vera coda di cavallo.
Così attrezzato è stato portato davanti ad un calesse ed il suo corsetto collegato alle stanghe tramite gli anelli, in modo tale da supportare tutto il peso con le spalle; appena il tempo di assestarsi quando ha sentito il peso aumentare, qualcuno si stava sedendo sul mezzo di trasporto.
Le redini sono state tirate con forza e la sua testa portata ad osservare, ancora di più, solo avanti…gli angoli della bocca, i testicoli ed i capezzoli sembravano sul punto di lacerarsi. La frusta è scesa sulla sua schiena in maniera perentoria, non c’erano dubbi che dovesse iniziare a tirare.

Raccogliendo tutte le forze e facendo leva sulla punta dei piedi, ha provato ad iniziare a muoversi, sapendo che una volta partito tutto sarebbe stato più facile, e la frusta stava fornendo un certo aiuto morale continuando a colpirlo senza alcuna pietà, ricordandogli la situazione.
Il momento difficile era stato superato, stava correndo lungo le strade sterrate della tenuta, sollecitato da alcune frustate che dettavano il ritmo, per permettere alla Padrona di godersi l’aria fresca in una torrida giornata.
Aveva la compagnia di due cani che la Padrona aveva portato con sé dalla città.
Dopo parecchi chilometri, arrivati in prossimità di un piccolo laghetto e dopo un primo rallentamento, la Padrona con un deciso strattone delle redini ha fermato il suo animale, nelle vicinanze di un posto attrezzato per picnic, molto ben ombreggiato ed arieggiato.
A questo punto una giovane allenatrice, dopo che la Padrona era scesa, la liberato dalle stanghe e condotto a quattro zampe in prossimità di una pozza limacciosa del laghetto; ora sapeva che comodamente sedute sul calesse c’erano due esseri umani, due divine creature per una sola bestia.
E’ stato legato ad un basso arbusto, troppo basso per fare ombra. Le redini, legate corte con molta maestria, non gli permettevano di raggiungere la limpida acqua del bacino, ma si doveva accontentare dell’acqua salmastra. Era inoltre l’unica zona di ghiaietto in mezzo a distese di pascolo, con qualche filo d’erba che spuntava e che la addestratrice invitava a mangiare, strappandoli completi di radice, mentre con la Padrona consumavano un ricco picnic.
Le due dominatrici si divertivano a buttare degli scarti al limite dello spiazzo, irraggiungibili dal pony, ed i pochi bocconi che entravano nel perimetro in cui poteva spaziare, erano preda dei due cani, più veloci di lui e che sembravano addirittura addestrati per affamarlo.
Inoltre ogni qualvolta che sembrava avere la meglio i due mastini ringhiando lo convincevano a desistere e gli ricordavano che l’erba, e soltanto l’erba era per lui.
Mentre era intento a liberare una parte della pozza dal limo, con il solo aiuto della testa, con la coda dell’occhio ha visto la giovane armeggiare attorno agli stivali della Padrona, e ancora prima di vederli ha sentito il rumore inconfondibile di speroni che si avvicinavano; nel frattempo l’addestratrice era li vicino con una sella e stava per posizionarla sulla sua schiena.
Il suo addestramento sarebbe proseguito a quattro zampe.
In tre minuti era pronto per essere montato e senza rimandare ulteriormente la Padrona si è accomodata violentemente sulla schiena del pony che ha tenuto perfettamente la sua amazzone.
Ha dedicato un pò di tempo per posizionarsi e regolare alla giusta altezza le staffe, dove aveva posizionato i piedi, ma una volta deciso che era pronta ha violentemente tirato verso di se le redini, spingendo l’animale a muoversi a colpi di sperone. Il faticoso procedere era iniziato, con la Padrona comodamente seduta sulla sella ed un silenzio rotto solo dall’ansimare del pony.
Dopo un paio di giri del laghetto, la cavallerizza ha arrestato la cavalcatura per ritoccare la posizione in sella e verificare con l’addestratrice l’andamento dell’allenamento; accordatasi sul da farsi, ha colpito con i talloni e con inaudita violenza il sesso dell’animale, incitandolo a riprendere la marcia.
Lo stava montando senza pietà e per aumentare il ritmo, dopo un lento inizio lo stava massacrando fra colpi di sperone e frustate. Dopo un altro paio di giri a ritmo sostenuto, l’andatura del pony era diventata vacillante e tremante e la Padrona la arrestato bruscamente, tirando le redini, chiedendo alla giovane accompagnatrice di avvicinarsi; è rimasta per un buon periodo di tempo a discutere, confortevolmente seduta e completamente indifferente all’enorme sforzo che stava facendo il pony per rimanere fermo.
Lontana dall’idea di terminare l’addestramento, quando Lei ha ritenuto che l’animale avesse recuperato, la forzato a dirigersi verso il laghetto, indicandogli a colpi di tallone la strada da intraprendere, senza impietosirsi dello stato veramente di sfinimento del pony.
Il cavallo ha preso a procedere fino a che l’acqua non è arrivata alla bocca.
La Padrona gli ha comandato di arrestarsi e, mentre il suo cavallo tentava disperatamente di respirare, si godeva comodamente seduta il tramonto e tutta quella magia che impregnava l’aria. Quando ha ritenuto il momento opportuno, ha forzato la cavalcatura ad addentrarsi ancora di più nell’acqua, fino a che questa non lo coprisse completamente, e si è fatta una passeggiata con il pony completamente sommerso.Quando l’animale ha potuto rimuovere la testa dall’acqua, si è arrestata e gli ha permesso di recuperare, con grandi aspirazioni e colpi di tosse violenti.

Quando ha ripreso una parvenza di normale respirazione, la sua amazzone lo ha sollecitato a riprendere la passeggiata fino al calesse,dove l’addestratrice lo attendeva per collegarlo alle stanghe. Quando ha sentito nuovamente il peso aumentare, segno che entrambe le Divine erano sul mezzo di trasporto, ha immediatamente cominciato a trainare, ma la frusta lo colpiva senza pietà, ricordandogli che le Padrone avevano fretta di rientrare per la cena ed i chilometri erano tanti.


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