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rapporto sessuale con più uomini

Cappuccetto rotto e la banda dei cinque

Ada era una donna come tante. Amava la vita, i suoi 35 anni, il suo lavoro che le permetteva di avere un tenore di vita anche invidiabile. Ada era interessante, non bella, ma con un piglio sensuale e un’intelligenza indiscutibile. Alta, slanciata ma non secca, aveva sempre qualcosa d’interessante da dire, mai una parola fuori posto e sempre la battuta pronta. Amava andare a letto con le sole mutandine e una spruzzata del suo profumo preferito, unico vezzo che le era stato ispirato dalla divina Marilyn. Dormiva sola. O almeno non aveva un compagno fisso. Aveva avuto una storia molto lunga e intensa due anni prima.

Lei e Saverio si erano conosciuti a una cena di amici, lui era molto amico del marito di Carmen, sua conoscente a dire il vero più che una vera e propria amica. Una cena abbottonata, di quelle sufficientemente noiose dove l’unico interesse è il cibo che viene servito in tavola. E quella sera pure quello era stato scarso. Alla fine del pasto Ada si era ritirata sulla terrazza ad ammirare il panorama. Da li si poteva vedere chiaramente il Colosseo e tutta Via dei Fori Imperiali, sembrava di essere entrati in una cartolina notturna. – Bella serata vero? –  Aveva sentito pronunciare dietro la scollatura del suo abito che lasciava nuda una buona porzione della schiena. – Si è splendida. – Era iniziata così quella conversazione che dopo solo due appuntamenti era finita tra le lenzuola morbide di Ada. Ma non era stata solo una storia di sesso, anzi. Qualcosa c’era tra loro che aveva iniziato a crescere. Saverio era, a dispetto di un nome così tutto d’un pezzo, un uomo sì distinto, ma con un favoloso senso dello humor, una gran voglia di stare in compagnia e una forte ammirazione per la sua compagna. Eppure, col tempo, qualcosa si era rotto. L’unico punto d’incontro era tra le coperte, quando Saverio sapeva eccitare ogni cellula di Ada. Saverio era bravo a letto, sapeva farla letteralmente impazzire.

Quando si ritrovavano, sapevano sempre come stuzzicarsi, come sedursi ed eccitarsi l’un l’altro. Ada adorava Saverio quando la prendeva con decisione e le saliva sopra, quasi a voler montare una giumenta. Si sentiva inerme e un po’ animale anche lei e lo lasciava fare. Altre volte giocavano a stuzzicarsi con delle sculacciate. Quelle piacevano molto anche a Saverio, ma quello che in assoluto amava di più era quando Ada, sotto di lui, piegava le gambe e le incrociava dietro la sua testa, lasciandogli ampio spazio di manovra per sfondarla con quel suo pene di oltre 25 centimetri. E lei con le unghie gli graffiava la schiena lasciandogli anche dei solchi a seconda del coinvolgimento che provava. Arrivavano a scopare anche tre volte al giorno se non dovevano andare al lavoro l’indomani. Entrambi si cercavano e si amavano. Anche quando le cose non andavano più molto bene però il sesso non aveva trovato grossi ostacoli. Mancavano le fasi precedenti e gli abbracci nel letto, la sigaretta fumata assieme dopo ogni scopata. Si faceva sesso e ci si girava dall’altra parte. Ma alla lunga anche il sesso era andato a farsi fottere, anche perché un rapporto non si può vivere di schiena in eterno.

E poi Ada non era una che amava le abitudini. Ogni tanto aveva bisogno di cambiare, aveva bisogno di dare un taglio alle cose, motivo per cui sovente cambiava pettinatura passando da 30 cm di capelli a un taglio maschile con una disinvoltura davvero unica. Lei stava bene in panni sempre diversi, che non fossero sempre gli stessi per un periodo di tempo non troppo prolungato.

Aveva capito che il sesso era una parte importante, anzi no, fondamentale, della sua vita. Aveva iniziato ad ascoltare il suo corpo e ora aveva bisogno di evolversi. Vincenzo, un gay che conosceva da oltre 5 anni, era stato molto chiaro: – Tu non sei fatta per la monogamia mia cara, tu sei una troiona che ha bisogno di esprimersi e di trovare la sua dimensione. – Lui le aveva detto chiaramente che doveva soddisfare questa sua inclinazione, doveva assolutamente fare delle esperienze diverse e provare altro. E così Ada prese a incontrare diversi uomini, alcuni anche assieme, come quella volta che se la scoparono in tre. Era stato a casa di uno di loro, una bellissima casa al mare. Ada era l’unica donna. Non era stata però un’orgia, tutti disciplinatamente se l’erano scopata una per volta, lei instancabile, aveva retto fino alla fine, ovviamente dopo aver avuto l’orgasmo aveva pazientemente assecondato il bisogno di svuotarsi i coglioni degli ultimi due. Era stata un’esperienza interessante. Aveva deciso che ne sarebbero seguite altre e con un paio di partecipanti in più.

Il suo obiettivo ora era quello di capire quanto oltre sarebbe potuta andare, quanto sarebbe riuscita a soddisfarne. E così si era data a questo tipo di sperimentazione, ma invece di sentire soddisfazione provava sempre più un senso di vuoto, vuoto che cercava di colmare scopando e scopando e scopando. Ormai un cazzo era uguale all’altro e fare sesso anche con 6 o 7 persone diverse in un’unica serata non era niente di così eccitante. Ne aveva parlato anche con Vincenzo, che però al contrario di lei era un uomo molto fedele e non si sarebbe mai sognato di tradire il suo uomo. – Piccola, – le aveva detto – non è la quantità, è quello che ci metti dentro a fare la differenza, devi trovare la mazza giusta, non so se mi spiego, e questo solo la testa te lo dice, oltre alla fica naturalmente. –

Quella sera Ada si sarebbe dovuta incontrare con quattro trombamici. L’appuntamento era nel solito motel squallido dell’autostrada. Iniziò a scopare il primo. Si spogliò senza entusiasmo e iniziò a succhiare il cazzo di Diego. Era un cazzo non grande, grosso sì però, ma dal gusto un po’ amarognolo. Lì per lì non le piaceva più di tanto, anzi, ma quando Diego le infilava il suo attrezzo e iniziava a scopare era un dio. Ma Ada non voleva venire con la prima trombata. Fece sfogare Diego facendogli fare tutto quello che voleva, fino a che le strinse i polsi e venne con impeto. Ada si riposò qualche minuto e fece entrare Andrea. Lui sì che aveva un bel cazzo grande e lungo. Era meno dirompente di Diego, aveva una certa eleganza che lo rendeva sensuale  piacevole. Con lui scopare era rilassante. Le aveva leccato la fica inumidendo tutto e poi glielo aveva infilato piano piano e gemendo di piacere. Ada aveva stretto i muscoli pelvici ostruendo leggermente l’ingresso del pene. Ad Andrea era piaciuto molto. La scopò con lenta pacatezza, ma toccando tutti i punti giusti. Ada era venuta con un piccolo gemito ma senza dare troppo spettacolo. Si era goduta quella chiavata.

E sotto a chi tocca, Ignazio aveva pensato tra sé e sé. Ed entrò nella stanza da letto dove Ada recuperava le forze. Non iniziò subito a scoparla. Aveva preferito lasciare che si riprendesse. La coccolò un po’, come un fratello, e poi si spogliò. Ignazio aveva un fisico snello e asciutto, con muscoli sobri e ben delineati che tradivano il suo passato da atleta. Le passò le dita ungo l’addome, come a voler percorrere un sentiero che non conosceva e che sembrava curioso, a differenza degli altri, di percorrere. Ada non era incuriosita da Ignazio perché le sembrava quel genere di uomo che ti prende e ti lascia da parte alla prima occasione utile. Invece si sbagliava, ma non aveva molta importanza in quella circostanza.

Il pene di Ignazio era prestante, ma niente di abominevole. Una mazza di tutto rispetto, senza pretese. Indossò il preservativo ben lubrificato e lo infilò senza perdere altro tempo. Da prima si mosse con lentezza, per poi accelerare sempre di più. Voleva farla godere, era più importante  di godere lui stesso, ma Ada con la testa era altrove. Sentiva il pene che si muoveva dentro di lei fino a stimolarle, suo malgrado, qualche punto di quelli che ti fanno godere. E lei non averebbe posto resistenza. Si lasciò scopare e Ignazio grugniva e mugolava e spingeva e spingeva fino a sbatterla sempre più violentemente, fino a scuoterla da quel torpore e farle sentire un qualcosa che le saliva su dall’inguine e le esplodeva nel ventre, per poi riscendere sul clitoride. Anche in quella circostanza Ada si contenne e non urlò. Ignazio si levò il preservativo e lo mise accanto agli altri, sul pavimento. Si rivestì e lasciò la stanza. Toccava all’ultimo. Ada era un po’ stanca ma poteva benissimo arrivare anche a sei. Ma quella sera erano previste solo quattro scopate. L’ultimo era Giuseppe, un uomo di 45 anni ancora molto prestante. Giuseppe la sapeva lunga, era scapolo impenitente e la cosa che gli piaceva di più era trombare a pelle, ma non quella sera. Anche lui indossò il preservativo e si fece strada tra le gambe di Ada. Niente orgasmo per lei, un urlo quasi soffocato per lui. Tutto finì in pochi minuti perché Giuseppe era rientrato dagli allenamenti ed era un po’ stanco, quindi vagamente sotto tono rispetto alle sue capacità.

A fine serata i preservativi furono gettati nel cestino, un rituale un po’ squallido ma che ormai era la prassi. Ignari, tutti, che uno di quei preservativi si fosse lacerato e bucato.


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