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Chiara, la milf occasionale racconto erotico

Chiara, la milf occasionale

“Ero una ragazza, ero solo una ragazza. Ho avuto il bambino a soli 23 anni. Non ho praticamente vissuto la mia giovinezza. Ho dovuto fare tutto io, cambiare i pannolini, allattare, tutto, ho fatto sempre tutto, e ora tu mi guardi come se fossi una scopa vecchia da cambiare. Ti odio. Stronzo col cazzo piccolo.”

Queste erano state le parole di Chiara quando aveva lasciato la casa dove aveva sempre vissuto con suo marito e i suoi due figli, Emanuel di 15 anni e Daniela di 12. Aveva scoperto da poco meno di una settimana che Stefano la tradiva con Dalila, la sua segretaria. Un classico. Ma non era solo quello il problema, il problema era che la faceva sentire una merda. Mai un complimento, mai un grazie. Prepara la cena, sono stanco, ho lavorato tutto il giorno, tu del resto cosa hai fatto? Beh certo, che aveva fatto del resto lei? Era rimasta a casa con i due bambini, dato che alla seconda gravidanza le avevano dato il ben servito, aveva sacrificato i suoi addominali scolpiti, il suo seno sodo, e in cambio aveva avuto due creature da crescere praticamente da sola. Niente, lei non aveva fatto niente. Ma lui del resto era sempre stato così, un po’ despota e un po’ coglione.

Si fermava, Chiara, ogni tanto a pensare cosa di quell’uomo l’avesse tanto attratta. Forse era la sua prestanza fisica, alto, ben piazzato, viso austero ma sicuro, occhi arguti e una carriera brillante davanti. Lei, insegnante di educazione fisica, aveva un bel fisico, era alta, slanciata, con tutti i muscoli al posto giusto. Aveva lunghi capelli biondi, ora tagliati alle spalle e sempre legati con una coda, una bella pelle bianca e un sorriso verace, ma che ora era stato adombrato da una ruga sulla fronte e le palpebre calate. Aveva pianto tanto Chiara in tutti quegli anni di matrimonio. Aveva iniziato a piangere da quando era nato Emanuel, arrivato così, un po’ per caso un po’ per gioco, ma la cui cura era ricaduta tutta su di lei. Ma desiderava troppo un altro figlio per fermarsi lì e in quel momento, quando concepì Daniela, le cose sembravano andare davvero meglio. Poi la bambina, i bambini, le cose erano all’improvviso precipitate e si era trovata imprigionata in una casa bellissima, ma da tenere sempre in ordine e brillante. Tante volte aveva pensato di lasciarlo, tante volte aveva pensato che sarebbe potuta scappare, ma i bambini erano come una doppia ancora che le impedivano di muoversi. E così non le era rimasto altro da fare che ingoiare un boccone amaro dopo l’altro. Ora però i ragazzi erano abbastanza grandi per potergli spiegare come stavano le cose.

Non aveva sofferto quando aveva scoperto che Stefano la tradiva. Per niente. Era solo incazzata con se stessa, perché se avesse avuto un pelo di coraggio in più gli avrebbe piazzato un casino infinito. Invece aveva fatto la signora, con calma gli aveva parlato e gli aveva detto che sapeva tutto ormai. Lui non aveva fatto una piega. Poi, nei giorni, la rabbia era montata su, forte, amara, piccante. Aveva deciso di andare via. Aveva deciso di lasciare tutto e di chiedere ai figli di andare con lei. Intanto aveva scritto il biglietto e preparato le valigie. Doveva solo aspettare che i ragazzi tornassero da scuola.

Dopo nemmeno mezz’ora prese il bigliettino e lo strappò a piccoli pezzetti, tolse gli abiti dalla valigia e rimise tutto a posto. Aveva deciso di fargliela pagare in altro modo.

Prese la borsa e andò dal parrucchiere più in voga della città. “Fammi un taglio carino”. La trasformò. Non toccò le lunghezze, ma cambiò colore e sfilò sul davanti facendole un taglio giovane che le illuminava il viso. Poi passò nelle mani di Kyra, una visagista australiana che aveva le mani d’oro. E la carta di credito di Stefano sapeva quanto d’oro fossero quelle manine. E non era finita. Voleva consumare tutto. Fece shopping, scarpe, abiti, borse. Era una donna nuova. E ancora molto bella. Tornò a casa col cuore gonfio. Si accese una sigaretta. Aveva smesso di fumare dalla prima gravidanza. Le labbra rosse corallo sputavano voluttuosi anelli di fumo. Se lo ricordava ancora come si facevano. Stefano entrò in casa con il solito sguardo assente. Non la vide nemmeno. Ormai erano giorni che non si parlavano. Chiara uscì nuovamente. Andò al bar di suo cugino, in un quartiere piuttosto movimentato della città. Erano solo le sette, ma magari per un aperitivo avrebbe anche trovato della compagnia. Le luci della sera iniziavano a calare e Chiara si sentiva invincibile. Arrivò al bar di Claudio senza sapere cosa stesse davvero cercando.

– Hey Chiara, che ci fai da queste parti, che bello vederti cugina!
– Ciao Claudietto! Faccio un giro. Da sola.
– Oh, da sola… Ok, ok, che bevi cara? Faccio io?
– Si, ti prego, fammi una sorpresa!

Si sedette al bancone in uno sgabello alto e non troppo comodo. Tutto attorno i vassoi con gli assaggi per l’aperitivo erano pronti. La gente iniziava ad arrivare. Erano per lo più giovani, universitari e imprenditori di primo pelo che lavoravano negli uffici di co-working accanto. Chiara si sentiva un po’ fuori luogo. Se avesse avuto ancora il fisico scolpito come quello di una volta sarebbe potuta passare tranquillamente per una studentessa, ma aveva in mente di darsi da fare per ritornare in forma. La sua nuova vita stava appena incominciando e non si sarebbe lasciata scappare quest’opportunità di essere la nuova Chiara.

– Tieni tesoro, assaggia un po’, è una cosa strepitosa, fruttato come piace a te.

Chiara sorbì il liquido rosa con la schiuma rossa, sapeva di fragola e aperol. D’un tratto sentì che qualcuno si era seduto accanto a lei. Si voltò in modo discreto. Era un ragazzo con i capelli lunghi, una barbetta incolta e una maglietta dei Metallica. Erano anni che non vedeva di quelle magliette addosso a un ragazzo. I Metallica. Era anche andata a un loro concerto. Si sentiva osservata. Era certa che quel ragazzo la stesse guardando. Si voltò nuovamente e, come aveva immaginato, incrociò il suo sguardo. Aveva gli occhi di un colore indefinito, tra il verde acqua e un turchese vitreo, piccoli spilli colorati, un naso importante e non di certo un’espressione arguta. Si fissarono. C’era qualcosa in lui che le faceva pensare al sesso, a quello bello porco che faceva da ragazza. Scosse quei pensieri impropri per la sua età dalla mente e continuò a sorseggiare il suo drink.

– Davide, piacere. Sei sola?

Fu lui a prendere la parola. Sembrava timido dal principio, invece guardava Chiara con una certa sfrontatezza tipica dell’età, avrà avuto nemmeno 28 anni.

– Dici a me?
– Sì, a te, io sono Davide, tu?
– Chiara, io sono Chiara, sì, sono sola e quindi?
– Quindi niente, devi stare con un coglione se ti lascia uscire da sola così.

Si sorrisero, sul coglione erano d’accordo. Iniziarono a parlare. Il locale si stava riempiendo di gente. Chiara era un po’ sopra le righe, era al terzo bicchiere. Ora vedeva Davide quasi carino, ma non era per via dell’alcol, era davvero carino a guardarlo attentamente, anzi, era sexy, seppur non avesse un fisico di quelli da modello. Era minuto, ma con un corpo snello e ben scolpito. Quasi quasi avrebbe avuto voglia di vedere come fosse sotto la maglietta. Sentiva un calore salirle su dalle cosce, come se un certo turbamento, una certa voglia di scopare stesse bussando al suo cervello. Davide le posò una mano calda sulla coscia. Non la scostò, e godette quel contatto così intrigante. Piano piano iniziò ad accarezzarla, poi scivolò verso il ginocchio, cercando un’apertura per poter frugare tra i meandri segreti del sesso di Chiara. Sollevò la gonna e insinuò la mano al di sotto, poi, lentamente, risali alla ricerca della stoffa delle mutande. Ma stoffa non ce n’era. Le dita, invece, accarezzarono dei morbidi peli e un qualcosa di caldo e umido. Gli venne il sesso duro, inaspettatamente. Continuò ad accarezzare le grandi labbra, coperte da una rada peluria. Le scostò e trovò il clitoride, ci giocò delicatamente con la punta del dito. Chiara mugolò di piacere. Ormai i due avevano solo un desiderio, quello di trovare un posto tranquillo dove penetrarsi, dove conoscere il corpo l’uno dell’altro. A Claudio non era sfuggita la scena, e sapeva che sua cugina non faceva le cose senza un perché, in più aveva sempre odiato Stefano.

– Chià, tieni, va pure a casa mia.

Le strizzò l’occhio mentre le porgeva le chiavi di casa. Claudio abitava al piano di sopra.
I due salirono le scale presi da un istinto quasi primordiale. Una volta raggiunta la camera da letto si strapparono i vestiti di dosso e iniziarono a scopare come animali. Davide grugniva di piacere mentre premeva il suo pene dentro di Chiara, prima davanti, e poi dietro, con foga. Lei ansimava e godeva come non aveva più goduto da anni, si sentiva giovane, bella, si sentiva come una Milf porca e vogliosa. Scoparono fino a notte fonda. Non le importava di Stefano, i bambini dovevano essere ormai dai nonni, non le importava di nulla, solo di scopare, mordersi, leccare la pelle salata di Davide, e vivere d’istinti.


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