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Sono una cosa del mio fidanzato

Sono una cosa di propietà del mio fidanzato

Diceva sempre che ero la cosa più bella che gli fossi mai capitata eppure godeva nel vedermi umiliata, diceva che mi amava più della sua stessa vita, eppure finiva sempre per farmi fare delle cose orribili, solamente per eccitarsi, guardandomi soffrire.

Quando mi portava dai suoi amici, finiva sempre per farmi scopare da tutti, mentre lui se ne stava a guardare, quella sera mi aveva portata a casa di Federico, dicendomi che per una volta ci saremmo divertiti e che non sarebbe successo niente di sconveniente… come al solito mi aveva mentito.
Ogni volta mi faceva fare cose differenti. La prima volta mi aveva chiesto di ciucciarlo a tutti quanti, un altra volta mi vece sborrare in faccia da cinque amici suoi e poi mi portò a ballare, facendomi scopare da uno sconosciuto nel bagno della discoteca.

Entrammo da Federico e per prima cosa disse “Siamo arrivati” toglietevi pure le cinture.
Mi ero vestita tutta carina, convinta dalle sue parole che per una volta non avrei dovuto fare nessuna porcata per divertire il suo ego spropositato. Mi ero truccata e preparata mentalmente a passare una serata tranquilla e serena. Non ci potevo credere.
“Alzati il vestito sulla schiena, piccola, oggi facciamo un giochino nuovo.” disse con voce spregevole e allo stesso tempo rassicurante.
Feci quello che mi chiese di fare, del resto, facevo sempre quello che mi chiedeva di fare.
Erano in cinque e si erano sfilati tutti quanti cintura dai pantaloni.
Io non dovevo fare altro che rimanere girata di spalle, attendendo cinghiate e spruzzi di sperma. La mia vita era diventata un inferno senza che io me ne accorgessi.
Arrivarono le prime cinghiate, facevano molto male. I cinque avevano avuto l’autorizzazione a colpirmi forte direttamente dal mio fidanzato, perché io non avevo potere decisionale, ero solamente una sua cosa e le cose non dovevano pensare.
Lo diceva da sempre “Sei solamente un oggetto con cui mi piace far divertire i miei amici, sei un bel giocattolo di carne”.
Questo ero per lui, nulla di più.
Uno schizzo di sperma mi arrivò sul collo e sui capelli. Una cinghiata, un’altra e un’altra ancora, seguite poi da uno spruzzo di sperma.
“Vi piace la mia schiavetta, eh?”
“Certo che ci piace questa gran zoccola!” disse qualcuno.

La parte più brutta era ogni volta il viaggio di ritorno. Me ne restavo silenziosa, consapevole del fatto che una volta arrivati a casa, lui avrebbe sfogato su di me tutta l’eccitazione che aveva accumulato nel vedermi scopare con tutti i suoi amici.
Era un pervertito, capace di eccitarsi solamente guardando le persone soffrire per le umiliazioni.
Le ferite incominciavano a bruciare, il dolore era ben localizzato, potevo sentire distintamente sette differenti cicatrici nascere dalle escoriazioni sulla mia schiena.
Forse me le meritavo quelle cose. Probabilmente era il mio karma che non faceva altro che ricordarmi che in passato ero stata una grandissima troia. Non lo so.
Ad un certo punto un uomo iniziò a strozzarmi con la sua cintura. Iniziai a tossire, diventando tutta rossa in volto. Sentivo delle mani sul mio seno, ma non potevo liberarmi.
Diventai tutta rossa e per un attimo smisi proprio di respirare. Quando mollò la presa, mi sentii molto sollevata. Ero sicura di lasciarci le penne.
Non dissi niente, solamente perché non volevo darla vinta al mio fidanzato. Lui si eccitava molto per le mie esternazioni di rabbia.
I restanti segaioli mi sborrarono sulla schiena e tutto finì.


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