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racconto erotico

Io & me

A pensarci oggi mi viene quasi da sorridere. Perché l’adolescenza è uno di quei periodi magici che ti lasciano davvero dei bei ricordi, anche se mentre lo vivi ti sembra tutto così complicato e difficile da affrontare.

Avevo 15 anni  quando ho avuto la mia prima esperienza col sesso. Fino ad allora avevo fatto tutto da solo, come normalmente fanno i ragazzini, e non avevo grande interesse per la materia femmina. Le ragazzine erano fastidiose, così petulanti, che non mi passava proprio per la testa l’idea di potermi approcciare a loro in qualche modo che non fosse il quotidiano prenderle in giro assieme ai miei compagni di classe.

Ero in terza media ed ero un bravo studente. La scuola mi piaceva e, al contrario di come accade a molti miei coetanei, mi piaceva studiare. Avevo voglia di conoscere, ero curioso. Quella primavera l’insegnante d’inglese cadde dalle scale della sua casa e si ruppe un ginocchio. Era maggio e ci stavamo iniziando a preparare per l’esame. Avevo un po’ di paura, anche se sapevo che mi sarei preparato bene. Avevo 8 in tutte le materie, non avrei avuto alcuna difficoltà a superare un esame che comunque era allora per me un primo importante scoglio da superare.

Una calda giornata che annunciava un’estate sicuramente afosa, arrivò lei, la supplente. Ci aspettavamo una signora di mezza età, burbera, come la nostra vecchia insegnante. La professoressa Casamassima aveva forse una cinquantina d’anni, vestiva sempre con quei vestiti austeri di un tempo. Il rossetto rosso sbavato sulle labbra troppo sottili, i capelli quasi bianchi tagliati corti e pettinati in modo che non se ne muovesse uno nemmeno per sbaglio. Grossi occhiali con lenti spesse che le riducevano gli occhi a due puntini fastidiosi. Aveva una pronuncia inglese pessima, con spiccato sentore d’un’italianità di cui andava oltre modo fiera. Le sue lezioni erano pesanti e noiose, ma io l’Inglese lo studiavo per conto mio alla scuola privata quindi ero bravo anche in quella materia.

La signorina Guidi arrivò come una folata di vento. Entrò in classe e rimase in silenzio a osservarci. “Io sono Angela” disse “la vostra nuova professoressa d’Inglese fino alla fine dell’anno, sarò io ad accompagnarvi all’esame”. Sorrise e schiuse dei denti bianchi e perfetti. La Guidi aveva dei morbidi capelli biondi che si accoccolavano sulle spalle in piccole onde scomposte. La carnagione chiara metteva in risalto degli occhi quasi dorati, vividi e attenti, ma con un guizzo dolce. Non era molto alta, ma aveva un fisico sottile e ben proporzionato. Quel giorno indossava una lunga gonna colorata e una maglietta a maniche corte che lasciava intuire generosamente le forme di un seno non troppo grande, ma decisamente sodo.

Si era messa subito a spiegare e noi, abituati a un certo clima di terrore, non avevamo battuto ciglio. Ero tornato a casa col pensiero di quella maglietta forse un po’ troppo stretta. Non riuscivo a definire bene la sensazione che provavo, ma quando pensavo a quelle tette costipate la dentro mi si irrigidiva il pene. Nei giorni a seguire la professoressa Guidi aveva iniziato a prendere confidenza con noi tutti. Era una ragazza di 28 anni, ma ne dimostrava decisamente meno. Si era laureata da poco e aveva vissuto qualche mese in Irlanda, la sua pronuncia in lingua inglese era decisamente diversa da quella della Casamassima.

Intanto il caldo aveva iniziato a farsi sentire per davvero e a fine maggio eravamo tutti in magliettina e calzoni corti. La signorina Guidi vestiva sempre in modo molto semplice, pochissimo trucco, quasi inesistente, ma era così bella che non ne aveva davvero bisogno. Ogni tanto, durante la notte, mi svegliavo con l’immagine del suo piccolo seno e dei suoi fianchi da ragazzina. Afferravo il mio cazzo e iniziavo a fare su e giù, da prima lentamente, poi accelerando sempre più. Poi mi fermavo perché non volevo venire subito. Pensavo che bello sarebbe stato spruzzare di sperma i suoi seni, sfregarle la punta del mio pene sui suoi capezzoli, stringerlo tra le sue graziose tette. Poi riprendere con un ritmo veloce, sempre di più, fino a quando venivo inondando le lenzuola. Non ho mai saputo se mia madre si fosse accorta di quelle macchie, ma penso di si perché non era una distratta.

Il 10 di giugno si avvicinava, le scuole stavano per finire e noi ci preparavamo praticamente ogni giorno per gli esami. Prove su prove, mentre io avevo solo voglia di fare le valigie e di andare al mare. Tutti gli anni con i miei genitori andavamo al sud, prendevamo una casa in affitto a Porto Cesareo e trascorrevamo li un paio di settimane. A Porto Cesareo trovavo tutte le estati una ragazzina, Laura. Lei era di Napoli, simpatica e vivace. Stavamo bene assieme, ma non era nulla più che un’amicizia, una privilegiata tra tutte quelle femmine che invece mi infastidivano. Lei no, aveva sempre qualcosa di divertente da proporre. Ma adesso il mio chiodo fisso era la signorina Guidi.

Riuscivo a malapena a dissimulare un imbarazzo che ormai si era fatto piuttosto evidente quando si avvicinava al mio banco per controllare gli esercizi o, peggio ancora, quando mi chiamava alla lavagna. Li era davvero complicato non farmi beccare con un certo gonfiore tra le gambe. Mi avvicinavo strategicamente alla cattedra e cercavo di farmi vedere sempre di schiena, incollandomi alla lavagna mentre scrivevo. Ma mi bastava buttare lo sguardo su quei capezzoli allegri per svegliare il mio pene affamato. Certo, se ci penso ora sorrido, ora che di esperienze ne ho collezionato parecchie. Si cresce, si conosce sempre nuova gente, e inizi a scopare come un riccio come per placare una specie di fuoco che ti senti dentro, ma più scopi e più ne hai voglia. C’è stato un periodo in cui ero davvero tremendo, riuscivo a farmi anche due o tre scopate con due o tre ragazze diverse. A vent’anni ero arrivato a frequentarne anche tre tutte assieme, un bel casino sistemare tutti e tre gli incastri, e infatti dopo qualche mese sono stato miseramente scoperto e lasciato da tutte. Ma non era stato un problema perché la rubrica del mio telefono era sempre piena.

Ma quell’anno dell’esame di terza media ero ancora un novellino. L’unico sesso che conoscevo era quello tra io & me, in solitaria, tra le lenzuola che mamma si ostinava a far tornare immacolate come se non fosse mai accaduto nulla, come se quelle seghe fossero solo un incidente casuale dovuto alla fisiologia maschile. Invece in quelle seghe c’era tutta la mia passione per la signorina Guidi.

Una notte avevo sognato che eravamo nei bagni della scuola. Erano ormai andati via tutti e ci avevano chiusi nell’edificio. Lei era bellissima. Indossava una canotta  viola e dei pantaloni così sottili che si poteva vedere il filo del perizoma scomparire tra le natiche sode. “Sandro, ti voglio”. Aveva detto con quel suo fare quasi provocante, ma in realtà privo di ogni malizia. Mi ero avvicinato a lei senza dire niente e le avevo sfilato la canotta. Il reggiseno era bianco, ricamato, e conteneva con garbo quelle tette bianche e sode. Glielo slacciai. I seni si reggevano perfettamente anche da soli e i capezzoli, turgidi e chiari, sembravano guardarmi negli occhi. Nemmeno il tempo di far elaborare l’immagine al cervello che il mio cazzo era diventato di pietra. Mi tolsi i pantaloni e portai la sua mano sul mio pene. “Che grosso Sandrino, è davvero molto grosso, posso assaggiarlo?” Disse inginocchiandosi. Sorrisi. Lo prese in bocca e mentre succhiava mi stringeva il culo. Era una sensazione meravigliosa. Sentivo salire tonnellate di sperma. Presi in mano il cazzo come un’idrante e iniziai a sparare sperma ovunque. le bagnai quel seno delizioso, i capelli, la bocca. Era bellissima. Dopo qualche minuto avevo già voglia di infilarle l’uccello nella figa.

Entrò mia madre a svegliarmi. Erano le otto in punto, avevo ancora l’erezione ben visibile da sotto il lenzuolo. Anche allora fece finta di niente. Non mi ha mai detto niente in tutti questi anni. Era il giorno dell’esame. Avevo un certo crampo allo stomaco, ma non tanto per la prova scritta, ero sicuro che avrei fatto tutto bene ma più che altro per la paura di affrontare un’interrogazione orale che mi avrebbe inevitabilmente messo di fronte alla signorina Guidi davanti a tutta la commissione. Se mi si fosse drizzato davanti a tutti? Andai a fare il mio esame.

Il compito era andato bene, ora mancava l’orale. Quel giorno avevo riposato davvero poco e mi sentivo vagamente confuso. Davanti alla commissione diedi tutte le risposte esatte, e perfino quelle d’Inglese, anche se tenni lo sguardo basso per non incontrare quello della signorina Guidi. Fui promosso con 9 in tutte le materie. La signorina Guidi andò via e non la rividi mai più. Poco dopo l’esame partimmo in vacanza a Porto Cesareo.

Quell’estate rividi Laura. Era cambiata, aveva seni più grandi e una certa aria sofisticata che mi eccitava molto. Le gambe lunghe e snelle erano già un po’ abbronzate. Fu quell’estate che persi la verginità con Laura, in spiaggia, ma il ricordo della signorina Guidi, anche ora che sono sposato e ho una moglie due bei figli, ogni tanto mi irrigidisce il cazzo.


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