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Istinti primordiali

Istinti primordiali

Bella e delicata, Maria era sempre stata una di quelle classiche ragazze di buona famiglia. I suoi stavano bene, non è che ci sia da negarlo. Tanti soldi, i migliori vestiti, la migliore educazione, la migliore scuola d’inglese, amici ben selezionati a cui mamma e papà chiedevano il pedigree prima di consentire alla figlia di frequentarli.

Maria si divideva tra lezioni di pianoforte e partite a golf che la annoiavano a morte, ma del resto, una signorina della buona società non poteva esimersi da questi trastulli che, per altro, per alcuni sono decisamente piacevoli. Ma per lei no, i pomeriggi interminabili passati davanti allo schermo del suo smartphone, mentre sognava di essere solo una persona qualunque, di poter uscire con chiunque e di poter fare qualsiasi cosa, nell’ambito del lecito, che le passasse per la mente. Invece no, perché non si sa mai, qualcuno avrebbe potuto vederla e la scalata al posto di CEO del suo papy poteva essere compromesso. “E noi non vogliamo che le cose cambino vero? Perché queste cose che noi abbiamo, questi abiti, questa casa, e forse quelle che verranno saranno pure meglio, piacciono anche a te vero?” Questo era quello che diceva la mamma. Era una donna piuttosto altera, bella e velenosa come l’oleandro in fiore. Sofia era non solo ricca, ma anche di nobili natali, sebbene la sua famiglia fosse rimasta solo con un pezzo di carta senza altro che la accompagnasse.

Aveva grandi ambizioni per la figlia, voleva che si facesse un nome, una carriera, che facesse un buon matrimonio e che avesse una vita di agi senza troppa fatica, senza lo spauracchio di una vita mediocre come aveva avuto lei fin quando non aveva trovato quel prestante giovane di belle speranze ben avviato nella sua carriera, grazie anche alle spinte paterne, e che poi aveva sposato in pompa magna.  Ma maria non era così. Maria era di temperamento mite, ma che sapeva bene ciò che non voleva, e non voleva quella vita preconfezionata e già masticata dai suoi genitori. Voleva essere lei a morderla, masticarla e deglutirla, fosse anche costato qualche dolore e qualche pianto in solitudine. Eppure lei la felicità la sognava. Sognava un’amore di quelli che ti fanno sentire le farfalle in pancia, perché lei, infondo, era una grande romantica e idealista. E forse quell’amore che tanto sognava poteva anche realizzarsi.

Le cose, quando devono accadere accadono e basta, non stano li a chiedere il permesso a chi che sia, accadono. Punto. Così era accaduto che qualche mese fa Maria incontrasse uno sguardo che le si sarebbe cicatrizzato negli occhi, impresso con forza. Era uscita con la sua amica del Cuore, Elena, anche lei “pedigriffata”. Erano andate al centro commerciale perché anche se poi gli abiti li compravano nelle esclusive boutique di via dei Condotti, alla fine un giro al centro commerciale, ogni tanto, sa di trasgressione. E in quella trasgressione aveva incrociato lo sguardo di un ragazzo. Alto, dal fisico palestrato, carnagione chiara ma un po’ inscurita dal sole. Capelli lunghi legati con una coda barba incolta, cappellino da rivoluzionario cubano. Occhi verdi e brillanti. Si erano incrociati e le aveva sorriso. Lei si era stretta in quel suo vestitino morigerato e casto, diventando piccola piccola per l’imbarazzo e il cuore aveva dovuto masticarselo ben bene, ma il brivido lungo la schiena se lo era goduto tutto.

Si erano sedute al bar lei ed Elena, una cioccolata calda era quello che ci voleva in quella fresca serata prenatalizia. E Maria cercava di ristabilire i battiti nella normalità, cercando di ricacciare verso il basso quel rossore che sentiva ardere sulle guance. Impossibile che Elena non si fosse accorta, e infatti aveva già carpito i due sguardi che si erano incrociati. “Figo eh?” chiese distrattamente, come se stesse parlando di qualsiasi altra cosa. “Chi? Che stai dicendo?”
“Dai su Maria che ti ho vista benissimo, vi siete mangiati con gli occhi!”
“Elena falla finita, non so di cosa tu stia parlando!”
“Di lui!” disse Elena indicando con la testa il ragazzo che si apprestava verso il loro tavolo.

Maria sarebbe voluta sprofondare dentro al suo piumino firmato da 700 euro. In quel momento avrebbe voluto solo essere una delle tante persone che aveva incrociato nel centro commerciale, senza quella sensazione di soffocamento che sentiva in quell’istante. Elena, che aveva ben più furbizia della sua amica, si alzò con la scusa di andare in bagno e lasciò la ragazza da sola al tavolo. Il giovane si avvicino e con garbo si presentò. Niente frasi cretine, di quelle di circostanza che molti ragazzi privi di fantasia usano per attaccare bottone. Solo un sorriso, un “come stai”, “sei bella”, detto con tutta la schiettezza di questo mondo. Maria pensava che tutto questo non fosse reale perché nella realtà queste cose non accadono, nella realtà ci sono le noiose partite di golf, ci sono gli amici del circolo e le cene ultrapallose a casa dei De Rossi.

Si chiamava Ervin ed era albanese. Già questo sarebbe bastato per far uscire di testa sua madre. Ervin aveva 26 anni ed era un ballerino, era in Italia ormai da una ventina d’anni e insegnava in una scuola di ballo. Tante notizie in pochi minuti di conversazione. Cosa era scattato tra quei due non è cosa che si possa spiegare a parole, un misto di chimica, alchimia e destino. Ovviamente di quell’incontro, terminato con lo scambio dei numeri di telefono, aveva raccontato tutto a Elena che vorace assaporava ogni dettaglio.

Iniziò una corrispondenza fissa su whatsapp, fatta di messaggi di fuoco e foto sempre più intriganti. Maria aveva scoperto un nuovo lato della sua sessualità e finalmente si era sentita a colori, non in bianco e nero come era stata fino ad allora. Il desiderio di rincontrare Ervin le scavava il petto ogni giorno, asportando via via un pezzettino di quella paura che la bloccava dentro la solitudine.

Ma si sa, l’occasione fa l’uomo ladro. E l’occasione si presento proprio la notte di Capodanno. Serata prevista per quella data, un ingessatissimo veglione al circolo assieme ai genitori e a tutte le altre famiglie altolocate. Subito dopo la cena però, assieme a Elena, sarebbe potuta andare a ballare, per gentile concessione di daddy che ogni tanto apprezzava un guizzo di normalità nella sua bambina. Maria non perse un solo secondo e inviò subito un messaggio a Ervin con tutti i dettagli per l’incontro. Elena averebbe proseguito la sua serata con altre amiche e avrebbe retto il gioco a Maria.

Pioveva. Maria faceva il conto alla rovescia aspettano la mezzanotte, e quando ormai tutti gli auguri di cartapesta furono scambiati, poté scappare con Maria. A poca distanza dal circolo, Ervin con la sua utilitaria scassata. Maria Salì sull’auto con un girotondo di emozioni che era già tanto non fosse ancora svenuta. Dopo tanti giorni, finalmente, quei due occhi verdi erano nuovamente davanti ai suoi. Ed Ervin ci sapeva fare. Non era uno sprovveduto. Si avvicinò al suo collo, le scostò i capelli e iniziò a baciare da prima con disinvolta delicatezza, ma quei baci diventavano sempre più aggressivi, sempre più incalzanti, fino a diventare veri e propri morsi. Maria non provava dolore, ma era in uno stato di eccitazione che l’aveva mandata in totale confusione. Le mutandine di seta nera erano bagnatissime. Ervin l’afferrò energicamente per i capelli e la baciò con violenta passione. Assaporava le sue labbra allo stesso modo in cui si assapora un’ostrica fresca, succhiando e leccando. Lei, come una bambina confusa, lasciava fare senza opporre resistenza, ma non perché non volesse, perché tutta quell’aggressività la eccitava a bestia.

Ervin mise in moto la macchina e si spostò in un angolo più appartato. Le strappo il vestitino di pizzo dorato lacerando la cerniera. Come una bestia che cattura la sua preda le tolse ogni indumento, lasciando che la pelle chiara fosse illuminata dalla luna. Il suo pacco stava scoppiando lo si vedeva chiaramente attraverso i jeans e Maria per la rima volta in vita sua era colta da pensieri zozzi. In quel momento si sentiva una gran porca. Slacciò la grossa fibbia di Ervin, tirò giù i pantaloni e iniziò a leccare il cazzo dell’uomo da sopra i boxer. Ervin li abbassò, afferrò la ragazza per i capelli e le spinse la testa sul suo inguine. Maria leccò la cappella senza toccare il pene, ma dopo qualche istante si sciolse e non poté più trattenersi. Non era più la brava bambina di papà, era una donna che aveva voglia di cazzo, e come se ne aveva voglia!

Lo infilò in bocca spingendo contro l’ugola e succhiando da brava maialina. “Mmm, si bella dai, dai, ancora, bella maialina mia, ancora” diceva Ervin mentre Maria continuava col suo primo pompino. Poteva venirle in bocca, ma Ervin preferiva scoparsela. La mise a carponi sul sedile passeggero tutto abbassato e iniziò a penetrarla da dietro mentre le tirava i capelli e le sculacciava le natiche bianche. Poi l’afferrò per i fianchi e iniziò a fare sul serio. La verginità di Maria ormai era solo un lembo del passato. La nuova Maria stava godendo a ogni penetrazione, una più profonda dell’altra, sempre più veloce. Vennero quasi assieme, tra grida di piacere e abbracci caldi. E quella fu solo la prima di una lunga serie di scopate.


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