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badante moldava racconto erotico

La badante moldava

Zio Antonio era sempre stato un tipo molto burbero. Con la zia Carmela sbraitava e più di una volta lo sentivamo brontolare dalla finestra. Da quando la zia era passata a miglior vita era poi diventato davvero intrattabile. Non era mai stato bravo a mantenere in ordine la casa e dopo la morte della zia Carmela imperava davvero il caos. Decidemmo così di proporgli una soluzione che, forse, non gli sarebbe dispiaciuta: prendere una badante che pensasse a lui, a fargli compagnia e accompagnarlo a fare le visite e che al contempo mantenesse in ordine e pulita la casa. Fu mia mamma a proporgliela, usando tutto il tatto e la delicatezza di cui disponeva; lei che, sorella prediletta, aveva sempre avuto un certo ascendente sullo zio. Quella sera era fermamente decisa a strappargli un sì. Ovviamente ci riuscì e iniziammo da subito le ricerche. La prima che contattammo era una signora di 65 anni, rumena, grassa come un otre pieno e che non parlava nemmeno una parola nella nostra lingua. Comunicare sarebbe stato praticamente impossibile e conoscendo lo zio sarebbe andato fuori di matto. La seconda era una signora italiana, vedova, magra e dal fare nervoso, asciutta come doveva esserlo anche all’interno, secca nelle risposte, acida quanto basta. Scartata. Ne vedemmo diverse, ma chi per un motivo, chi per l’altro, non ne scegliemmo nemmeno una e lo zio iniziava a cambiare idea. Poi decidemmo che sarebbe stato opportuno mettere anche noi un annuncio invece che rispondere a quelli già pubblicati. In capo a una settimana riuscimmo a trovare la donna perfetta: Irina.

Irina aveva 58 anni, corpulenta ma non troppo, col viso affabile e un sorriso pieno di denti che rassicurava. Il seno prosperoso, invece di imbarazzare, metteva a proprio agio, come se fosse leggibile solamente in chiave materna, o almeno così lo vedevamo noi, lo zio Antonio invece aveva ben altre impressioni. Irina veniva dalla Moldavia, lasciava a casa uno “schifo di marito” come lo chiamava lei, e dei figli grandi che ormai stavano più per conto loro che con la famiglia. Lo schifo di marito, invece, passava le giornate al bar per poi tornare a casa incendiato dall’alcol che aveva trangugiato per tutto il giorno. Anche per sfuggire alle sue vessazioni aveva deciso di partire alla ricerca di un lavoro in Italia. Aveva lavorato per un paio d’anni presso una famiglia a Perugia, ma poi in seguito alla crisi si erano trasferiti a Tenerife i due anziani coniugi e lei non aveva voluto seguirli. Quindi ora era libera e in cerca di un’occupazione. Per noi era perfetta, per lo zio Antonio anche, stranamente. Io e la mamma ci scambiammo sguardi sorpresi, la zia Tinuccia fece lo stesso con noi, anche lei aveva assistito al colloquio, convinta del fatto che lo zio non avrebbe mai accettato nessuna di quelle donne. Invece ci aveva stupite e aveva detto sì alla simpatia di Irina. Ovviamente noi non avevamo la minima idea di cosa gli passasse in quel momento nella testa.

Irina prese servizio un tiepido pomeriggio di maggio. Per 1800 euro lordi avrebbe trascorso la sua intera giornata a casa dello zio, quindi aveva praticamente anche il vitto e l’alloggio, ma andava più che bene, noi eravamo felicissime e lo zio era particolarmente arzillo. Non che fosse vecchio decrepito, aveva 78 anni, pochi acciacchi, giusto un problema di artrosi alle ginocchia per cui aveva dovuto subire un intervento per l’impianto di una protesi, ma per il resto era perfettamente lucido. Irina avrebbe avuto la sua camera, non lontano da quella dello zio nel caso avesse avuto problemi la notte, ma di certo non pensavamo che avrebbe avuto “quel” genere di problemi.

Dopo circa un mese di permanenza di Irina nella casa, non solo tutto brillava come se fosse stato tirato a lucido ogni giorno, ma lo zio sembrava perfino ringiovanito! Quando passavamo a trovarlo era così sorridente, al punto che non lo avevo mai conosciuto così nemmeno quando ero piccola. Anzi, di solito ci scansava a noi bambini ché – diceva – portavamo le malattie in casa! E ora stentavamo quasi a riconoscerlo. Sorrideva beato con tutto l’impianto dentale che aveva fatto alcuni anni prima. Irina dal canto suo era sempre molto morigerata, simpatica con quel suo faccione largo e gli zigomi rossi, ma sempre discreta. Non ci voleva una laurea in ingegneria biochimica per capire cosa stava accadendo, ma che dire, tutto sommato a noi stava bene così, contento lui, contenti tutti. Una sera però accadde un fatto che ci sconvolse. Toccava a me quel giorno passare a trovare lo zio e portargli la torta di banane e cioccolata che faceva la mamma. Suonai il campanello, ma non rispose nessuno. Suonai ancora. Niente. Saranno usciti, pensai. Sarei passata più tardi, del resto stavamo a un centinaio di metri nemmeno, ma dovevo andare in palestra quella sera e non mi andava di portarmi la torta dietro. Avevo le chiavi. Le avevamo tutti per precauzione. Le usai. La serratura fece uno scatto, poi un altro, poi fu il turno della chiave di sicurezza. Entrai. Tutto era ordinato, pulito e profumato. Non si sentiva alcun rumore. Avrei lasciato la torta in cucina, avrei scritto un biglietto e sarei andata via. Ma quando feci per entrare in cucina sentii come il miagolio di un gatto. Strano – pensai – non hanno un gatto i due. Un altro miagolio, che per la verità, sta volta era più un mugolio. Mi avvicinai alla porta della camera da letto da dove sembrava provenire il suono. In silenzio, non so perché, ma non volevo mi sentisse nessuno. Strabuzzai dalla porta e vidi una scena che non mi sarei mai aspettata: Irina era legata alla vecchia sedia a dondolo della zia, imbavagliata e completamente nuda. Aveva le carni rosa pallido e grandi pieghe di grasso nell’addome. Il seno incredibilmente grosso stava su da solo e mi sembrò un vero affronto alla forza di gravità contro la quale il mio, dopo sei mesi di allattamento, combatteva in continuazione. I capezzoli erano dritti, ben disegnati, turgidi direi. Dal grasso delle cosce, in mezzo, spuntava un ciuffetto di peli chiaro, come a indicare che il paradiso dei mortali si trovava proprio li in mezzo. Lo zio, dov’era lo zio? A un tratto si aprì la porta del bagno privato della camera da letto. Uscì lo zio Antonio nudo. Completamente. Con un frustino che sant’Iddio da dove era venuto fuori? Stavo quasi per farmi sfuggire una risatina, ma riuscii a trattenerla, la scena era proprio da vedere e non avevo alcuna intenzione di perdermela per nulla al mondo. Lo zio si avvicinò alla sedia a dondolo e iniziò da prima a sfiorare la pelle di Irina. Lei mugolava come una gattona. Lo zio aveva un cazzo enorme e dritto come la lancia di un soldato! Ma che storia! E io che pensavo avesse raggiunto la pace dei sensi da quel dì. Forse aveva preso del Viagra, non era umanamente possibile avere una simile erezione che gli avrebbero invidiato anche dei ventenni. A un tratto prese a frustarla con il frustino anche ancora teneva stretto in una delle mani. Non dava dei colpi forti, ma potevo sentire perfettamente il cuoio sulla pelle di Irina. Le sembrava felice. Lo zio le si gettò sopra e prese a strofinarle sul seno l’anomalo manganello. Stavo iniziando a eccitarmi anche io, e un po’ mi faceva senso la cosa. Non riuscivo ad andarmene, volevo vedere tutto fino in fondo. Lo zio sciolse Irina che come una guerriera nordica prese lo zio in braccio e lo scaraventò sul letto. Con ingordigia si infilò in bocca il pene e iniziò a succhiarlo. – Mmm, mmm… – La donna era davvero eccitata e lo zio ansimava. Io sentivo qualcosa di caldo scendere sulle mie mutandine.

A un certo punto, quando lo zio stava per venirle in faccia, Irina si tolse il pene dalla bocca e con una manovra che ancora non riesco a comprendere, si mise a cavallo dello zio facendosi penetrare. I due stavano letteralmente scopando come due giovani alle prime armi, avidi di sesso. Dai che ci dai, mi veniva voglia di toccarmi, e perché no, non mi avrebbe vista nessuno. Mi infilai due dita nella vagina e inizia a masturbarmi. Godevano loro e godevo anche io. A un certo punto il respiro di Irina e dello zio si fece più intenso, poi un urlo e delle parole incomprensibili. Irina era venuta. Lo zio continuava a pompare fino a che anche lui non ebbe un orgasmo. Io ancora niente ma mi piaceva un casino smanettarmi mentre li guardavo. Venni anche io. Mi allontanai dalla camera da letto e uscii in silenzio, così come ero entrata. La torta. Maledizione, avevo scordato la torta! Pazienza, avrei detto che l’avevo portata ma non avevo trovato nessuno in casa e così ero andata via. Mi avrebbero creduta.

Nessuno seppe mai di quella mia visita improvvisa. Irina rimase con lo zio fino a che un giorno non decise di raggiungere la zia Carmela. Trovammo giusto lasciarle qualche ricordo dello zio, in fondo, a suo modo, lo aveva reso felice. Non la vidi mai più. So che è ripartita in Moldavia perché avevano trovato il marito morto, pare sia stato ucciso per un debito. Spero abbia trovato una nuova famiglia in cui lavorare. In fondo era simpatica.


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