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cognatina vergine

La cognatina vergine

Mia cognata Barbara è veramente una bella ragazza, con tette enormi, davvero fantastiche, a 18 anni era, incredibilmente, ancora vergine, gli unici “rapporti intimi” avuti con ragazzi si sono sempre limitati a baci e carezze superficiali, fino a che…

Barbara è la sorella del mio ragazzo, tipo carino con un bel cazzo sempre pronto a soddisfarmi.
Una sera, in camera loro, Barbara mi chiese per l’ennesima volta di aiutarla a riallacciare il reggiseno che si slacciava spesso e volentieri per la troppa tensione.
Accettai di buon grado e avvicinandomi alla sua schiena, infilai le mani sotto il suo maglioncino. Nel toccare la sua pelle provai un brivido e un desiderio indescrivibile, e non era la prima volta, così, con la scusa di tirarle un po’ giù le coppe del reggiseno, mi feci coraggio e presi fra le mie mani quelle due boccie sode e cominciai a palparle per bene: mamma mia, che tette: calde, grandi e sode…
“Ma cosa fai?” fu la sua prima reazione; ma io, incurante della sua esclamazione, continuai e mi strinsi a lei appoggiando le mie sulla sua schiena.
“Ma, che fai?, Sei lesbica?” mi chiese.
“No, è solo che mi piacciono le ragazze con delle belle tette come te!” replicai.
“Ma mio fratello lo sa?, Dai, smettila”.
Ma non mi tolse le mani dal suo petto così la privai delicatamente di reggiseno e maglietta e la accompagnai davanti allo specchio:
“Vedi” – le dicevo mente le palpavo le tettone – ” hai delle bellissime tette, carnose, rosee e sode: se io fossi il tuo ragazzo starei tutto il giorno a toccartele!”.
“Dai, lasciami, mi vergogno, e poi se entrasse mio fratello…” mi disse con tono preoccupato.
“Rilassati!, e poi, scusa, dimmi che tuo fratello, perverso com’è non te le ha mai toccate! Lasciati andare, ti farò provare una cosa nuova” le dissi con voce rassicurante..
A dire il vero, era un’esperienza nuova anche per me. La feci stendere sul letto, mi adagiai piano sopra di lei, e cominciai a succhiarle i capezzoli… Era visibilmente imbarazzata, ma si lasciava sfuggire un piccolo mugolio ogni tanto. Le sue tette non mi stavano neanche in mano, così pensai di lavorarmele di lingua insintendo sui grossi capezzoli. Poi risalii a baciarle il collo: avevo la fighetta in fiamme dalla voglia… Tentai di baciarla, ma mi fermò:
“No, va bene tutto, ma i baci no!”. Non le detti il tempo di dire altro e le infilai discretamente la mia lingua morbida e calda nella bocca. Reagiva positivamente: le insegnai a slinguare per bene e mentre lo facevamo, le pizzicavo i capezzoli… Le piaceva!

“Ma non stiamo commettendo un peccato?” mi chiese ingenuamente. La mia unica risposta fu:
“E’ un peccato non godere a pieno di due tette così!”. In me si scatenò un istinto animalesco che prese il posto della dolcezza, cominciai a spogliarmi, rimasi in minigonna, calze, tacchi a spillo esibendo il mio seno prosperoso.
“Prendile, dai, fammi vedere quello che hai imparato, succhiamele!”. Fece del suo meglio: era alquanto impreparata, ma a me bastò per farmi eccitare e godere. Non mi accontentavo, però, così le chiesi se veramente era vergine e se qualcuno le avesse mai fatto un ditalino o leccato la fica, e mentre glielo chiedevo la baciavo, le mordicchiavo i capezzoli e le massaggiavo l’interno cosce: era caldissima.
“No, io non ho mai fatto niente del genere, io…” La cosa mi eccitò ancora di più: le chiesi di girarsi, e piano piano la privai dei pantaloni. Aveva un culo bello sodo messo in risalto da un perizoma bianco elasticizzato. Presi ad accarezzarle il culo, prima con dolcezza, poi con forza, insistendo sul suo interno. Quando arrivai a sfiorarle la fica, ebbe un sussulto: lì capii che era pronta a farsela leccare. La feci girare di nuovo: mentre la slinguazzavo le toccavo la fica; le tolsi le mutandine, le feci aprire le gambe e mi tuffai in quel mare di peli scuri. Li scostai lasciando libera la pelle e mi avventai sul clitoride.
“Non farmi male, ho paura!” mi disse, ma le detti da intendere che l’unica mia intenzione era di farla godere, e così fu. Era bagnatissima, aveva una fica accogliente anche se quel buchino stretto… mi arrapava da morire.
Lentamente, mentre leccavo con foga la sua fica, le introdussi il mignolo destro, facendolo scorrere con dolcezza, e lasciò fare. Credo fosse sul punto di venire, ma fummo interrotte dall’arrivo di Daniele, il mio ragazzo nonché suo fratello. Ci fu un attimo di imbarazzo, durante il quale Barbara tentò di farfugliare qualche scusa, ma ebbi un brillante ed eccitante idea; così spiegai a Daniele che in fondo non stavamo facendo nulla di male, anzi! e che se avesse voluto aggregarsi avremmo potuto, oltre che insegnare alla sorella come si scopa per bene, godere come dei lupi.
“Ma io,… non posso…è mia sorella!” rispose. Immaginate quanto me ne poteva importare, sarebbe stato ancora più arrapante. Spogliai Daniele baciandolo delicatamente e infilandogli la lingua nei punti dove sapevo l’avrebbero fatto eccitare di più. Si arrese. Quando gli tolsi i boxer ce l’aveva già bello duro.
Alla vista delle rispettive parti intime, Barbara e Daniele ebbero un attimo di esitazione, che svanì nel momento in cui mi spogliai completamente e Daniele mi si avventò sopra come un falco. Accadde di tutto: mentre io lo spompinavo per bene, lo esortavo a prendersi cure delle tettone della sorella: era la prima volta che lo faceva, ma entrambi ne erano entusiasti. Feci vedere a Barbara come si fa un pompino: una generosa leccata alle palle, al cazzo e poi calde slinguate alla cappella, con finale di risucchio. Daniele stava per svenire: solitamente quando gli faccio un pompino di quelli che dico io, viene nel giro di pochi minuti. Esortai Barbara ad imitarmi, così le porsi alla bocca il cazzo duro di Graziano, spingendole la testa contro il suo membro caldo. Entrambi godevano, perché nel contempo, io leccavo il buchino del culo di Barbara e le toccavo la fica che colava di umori. Proposi di farlo in tre, ma Barbara non ne voleva sapere:
“Scopala Daniele, scopala senza pietà!”. Detto, fatto! Io la tenevo ferma a pecorina, e Daniele, a fatica, riuscì a penetrarla. Barbara gridò dal dolore, ma fu sopraffatta dal desiderio e dal godimento, e così lasciò che quel cazzone si impossessasse di lei mentre io la baciavo e le toccavo le tettone.

Daniele, che era stato quasi sempre in silenzio, adesso ansimava, la esortava a muoversi in sincronia con lui:
“Dai, muoviti, fammi godere sorellina!”. Io suggerii che in un rapporto sessuale, le parolacce eccitano di più entrambi, così cominciai:
“Dai, Barbara, dimmi che sono una puttana, una troietta, dai!”.
“Si, troia, dai,…” rispose Daniele.
“Barbara, vedi come godi, sei proprio una porca!” esordii io… L’unica cosa che riuscii a farle dire fu:
“Sii, si, godo, godo!”. Barbara non prendeva la pillola, chiaramente, così costrinsi Daniele a farsi da parte.
“Barbara, fai un bel bocchino a tuo fratello, dai!”: non se lo fece ripetere. Daniele gridò:
“Sborroooo, si, si , si!, aahhh!”.
La bocca di Barbara era piena di sborra del fratello, e anche la faccia. Daniele si sdraiò soddisfatto e stanco, mentre io, con la mia lingua sapiente, ripulivo Barbara dal liquido caldo del mio ragazzo. La feci sdraiare di nuovo comandandole di aprire le gambe e la fica. Ci lanciammo in un 69 spettacolare:
“Godo anch’io, vengooo!” gridò anche Barbara. Sentii le sue contrazioni che durarono parecchi secondi, e con invidia, mentre lei esausta staccò la sua bocca e la lingua dalla mia fica vogliosa e fradicia, proposi a Daniele di leccarmela per bene, mentre io avrei ripulito Barbara da tutti quegli umori scatenati dalla sua iniziazione e dall’orgasmo. Godetti come mai in vita mia, lo posso assicurare.

Accadde poi che ci rivestimmo in silenzio e con evidente imbarazzo, e purtroppo un episodio analogo non accadde più. Facemmo finta che non fosse mai successo nulla tutti e tre… o quasi…… (non me lo dimenticherò mai!)


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