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La porcona e la gang bang

Sono sempre stata un po’ troia dentro. Me ne sono resa conto quando avevo una quindicina d’anni. Mentre tutte le mie amiche si prendevano una cotta o una sbandata per un solo ragazzo, io avrei infilato la lingua in bocca a cinque o sei che mi piacevano all’epoca.

E ora su, ditemi cosa c’è di sbagliato in questo modo di pensare. Io le cose, almeno, le ammetto, quello che il mio corpo sente non è un delitto, se pensare di scopare a sangue con uno o più uomini mi fa bagnare che cosa c’è di male? Sto forse facendo qualcosa di illegale? No! E prima di giudicare lo sapete quanto si gode a fare la porca? No? Bene, allora sedetevi comodi, slacciate la cintura dei pantaloni o della gonna e state a sentire quello che vi sto per raccontare.

Sono sempre stata giudicata. Io ero quella che la dava a tutti. Ho fatto il primo pompino a 13 anni, ricordo ancora il gusto di quel cazzo ben piazzato di Igor. Era carinissimo, atletico, tutte le mie coetanee gli sbavavano dietro, ma nessuna aveva saputo prenderlo come avevo fatto io. Un pomeriggio di puro divertimento, sebbene avessimo una paura fottuta che in quel ripostiglio della palestra arrivasse qualche bidello troppo zelante. C’era odore di alcool, nauseante, ma il mio appetito non si smorzava. Il pene di Igor era perfettamente proporzionato alla sua stazza. Era eretto, avrei potuto appenderci un’asciugamano. L’ho infilato in bocca e lavorato lentamente con la lingua, poi con le labbra e tac! Soli due minuti ed è venuto. Non eravamo molto esperti, né io, né lui, ma è stato comunque molto divertente. La notizia, ovviamente, si era sparsa presto, e il mio epiteto era “la pompinara”. Quello era stato il primo, ma ne sono seguiti molti altri e non mi sono più fermata. Ma perché ci si dovrebbe privare di quello che è un piacere del corpo e della mente (sì, a me fare pompini rilassa!) solo per conformarsi a un’idea di morale vecchia e stantia? Io resto sempre e comunque una persona per bene: ho studiato, sono laureata, ho un lavoro e non ho ancora 30 anni, do soldi alla mia famiglia d’origine, faccio la spesa per mia nonna, e allora?

Eppure no, io per la società sono quella sbagliata. A diciassette anni ho avuto il mio primo rapporto completo, ma non è stata una bella esperienza, ero ancora troppo poco consapevole del mio corpo e delle sue potenzialità. Col tempo ho imparato a conoscermi meglio, a capire come funzionano certi ingranaggi, in poche parole ho imparato ad ascoltare le mie sensazioni e a godere. Quanti di voi possono dire lo stesso? Quante di voi fingono l’orgasmo perché non hanno idea di come sia lasciarsi andare veramente e godere libere da ogni retaggio culturale? Io sì. Ma vi dirò di più, perché a me piace sperimentare, e quello che ho fatto, e che continuo a fare, mi appaga e mi rende felice, ed è solo un aspetto della mia vita.

Ho scoperto cosa fosse una gang bang un paio d’anni fa, ma non avevo mai avuto l’opportunità di provare. Non è una di quelle cose che prendi e vai, devi addentrarti in certi ambienti, tramite conoscenze, o rispondere a degli annunci, oppure devi metterli tu, ma allora può capitarti qualsiasi cosa e a me le incognite non piacciono più di tanto, non in questi frangenti dove comunque bisogna tenere gli occhi aperti e non correre rischi perché divertirsi è un conto, essere incoscienti è un’altro.

L’occasione è capitata circa sei mesi fa. Negli ultimi tempi avevo avuto diversi rapporti, diciamo, particolari, dove io e il partner del momento abbiamo sperimentato diversi limiti. Ecco, il bondage mi piace, mi eccita tanto, ma non era ancora sufficiente, volevo qualcosa di ancora più forte. Avevo parlato di questo bisogno di provare nuove cose a Ester, una ragazza che lavora nel mio stesso stabile che ospita spazi di coworking. Ci siamo conosciute durante le pause caffè e nel tempo abbiamo stretto una bella amicizia. No, lei non è una cultrice del sesso come amo definirmi io. Ma consce certi ambienti e così mi ha indirizzata.

Sapevo cosa fosse una gang bang, ma non sapevo che sensazione si potesse provare. La prima volta fu entusiasmante. L’appuntamento con gli altri partecipanti era in una casa fuori città, una sorta di casale di uno del gruppo. Non avevo paura perché sapevo bene si trattava di persone fidate, di amanti del sesso, ognuno dei quali, poi, aveva una sua normalissima vita. Quando arrivai alla villa era ormai sera. La timida luce del sole morente allungava le ombre sulla campagna. Bussai. Ero impaziente. Eccitata come una bambina alla prima gita scolastica. Erano in 6, 5 uomini e un’altra donna. Tutti eravamo d’accordo sul non nascondere la nostra identità, non vedevamo il motivo di doverci celare dietro a una maschera dato che, a nostro avviso, non stavamo facendo nulla di male. Era un gioco. La stanza era accogliente, con tanti specchi antichi e un grande letto. Lenzuola nere, di seta, fruscianti e fresche. Mi sdraiai nuda. Il primo fu Cosimo, un’omone grande con una barba incolta molto eccitante. Cosimo fa l’impiegato di banca, nella sua vita di tutti i giorni non penseresti mai che ha queste tendenze nel sesso. Con le sue mani grandi e calde mi cinse i seni, come infilandoli dentro a delle coppe. Cercava di non lasciare andare tutto il suo peso sul mio corpo, ma faceva forza sui gomiti. Sentivo il calore della sua pelle addosso alla mia. Grugniva di piacere il bravo maialino. Serena si avvicinò al mio viso dall’altra parte del letto. Allungò le mani sulla mia faccia e iniziò a baciarmi. Labbra grandi e sensuali, occhi felini e movenze da pantera. Cosimo si occupò della mia fica. Serena prese il suo posto lavorandomi i capezzoli con le abili dita sottili. Cosimo leccava. Quando finì di assaporarmi infilò il suo manganello duro e grosso dentro di me e iniziò a spingere mentre Serena mi manteneva per la testa. Spingeva e ansimava. Mi venne dentro ma aveva il preservativo, ovviamente in queste circostanze lo utilizziamo sempre. Fu poi la volta di Enrico. Un uomo di circa 50 anni, affascinante, brizzolato. Lui è un imprenditore, molto quadrato, razionale, ma che ama il sesso, esattamente come noi altri. Ha grandi occhi blu e mani indagatrici. Ispezionava l’interno della mia vagina con precisione e solerzia voleva trovare il punto di massima eccitazione. Io intanto baciavo le calde labbra di Vincenzo che si erano avvicendate a quelle di Serena.

Era un turbinio di emozioni, ero eccitata, sorpresa, a momenti un po’ confusa, ma era tutto così dannatamente piacevole. Sentire quelle mani e quelle lingue che si avvicendavano sulla mia pelle, era una sensazione che non è facile descrivere con le parole. Ma la cosa più sorprendente fu scoprire come la fica si accorge dei cazzi che cambiano, del passaggio dall’uno all’altro, sente proprio la differenze delle misure e del movimento. Mario l’ho riconosciuto subito, anche senza guardare. Avevo già scopato con lui e il suo modo di infilzarti è inconfondibile. Inizia a infilarti il suo attrezzo lungo lentamente, forse perché sa di averlo di oltre 26 centimetri e ha paura di fare male. Quindi penetra piano piano, ma quando lo ha infilato tutto inizia a sbatterti senza ritegno, ti fa letteralmente saltare sul letto. Come non distinguerlo. E avere l’orgasmo con lui, se hai un minimo di fica sfondata, non è difficile. Io sono molto esigente ormai, perché un pene piccolo, a meno che non lo si sappia usare davvero molto bene, non mi fa proprio nessun effetto.

Mi girava la testa e sentivo anche come una sensazione di nausea. L’orgasmo più bello era stato con Davide. Serena mi succhiava i capezzoli. Davide succhiava le grandi labbra e il clitoride. Avrei voluto mettermi a urlare, ormai stavo perdendo la cognizione con la realtà e tutto sembrava diventare un unico copro confuso che riusciva a eccitare ogni cellula del mio. Davide si tolse il cazzo dalle mutande e inziò a sfregarmelo addosso. Serena lo stringeva tra le mie tette e lui si muoveva eccitandosi sempre di più. Desideravo che me lo infilasse con violenza. Volevo un’emozione forte. Iniziò a sculacciarmi eccitandomi ancora di più. Quando gli sembrai pronta me lo infilò e diede una stantuffata che mi fece sentire il diaframma in gola. Cazzo che forza. Stavo per svenire dal godimento.

-Brava porcellina, brava, lasciati scopare come si deve!- E continuava a sbattermi come se fosse l’ultima trombata della sua vita. Poco prima di venire tolse il cazzo dal mio buco stanco e sfilò il preservativo. Ci spruzzò come un’idrante, tutti. Serena intanto aveva messo due dita nella mia fica, cercando scampoli di godimenti ancora in circolazione. Mi stava esplodendo il clitoride, se avesse potuto parlare avrebbe urlato come un gatto in calore.

-Godi puttana vero? Stai godendo brutta maiala!- Disse Serena con voce eccitata. Si stavo godendo. Cazzo se stavo godendo. Quanto restammo in quella stanza non lo so. Persi la cognizione del tempo che sembrava essersi dilatato all’infinito. Fu un’esperienza indimenticabile. Ora non posso fare più a meno di una gang bang.


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