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La proprietaria dell’agriturismo

La sveglia come tutti i giorni, suonó inesorabilmente alle 05:00. Ormai da qualche tempo a questa parte le mattine erano scandite sempre dallo stesso rituale: manata sulla sveglia, seconda manata dopo 10 minuti e coperte che scivolano malvolentieri da un lato. Il rubinetto della doccia che si apre, bagnando con l’acqua gelida la sua mano.
Eleonora era la proprietaria dell’Agriturismo, un bellissimo casolare ricavato da un mulino in funzione fino alla prima guerra mondiale e ricevuto in eredità dalla famiglia. La ristrutturazione e conversione in Agriturismo era terminata un anno prima, dopo infiniti intoppi burocratici tipici del nostro paese. Finalmente aveva raggiunto il suo sogno, quello di avere un’attività tutta sua, anche se faticosa e sicuramente non molto redditizia per i primi tempi.

Aveva 39 anni, era una donna minuta ma con un corpo splendido, di quelli che si fanno ammirare anche con la tuta da lavoro, ormai sua mise abituale nell’ultimo anno.
Intenta com’era a trovare la posizione migliore alla grande giara acquistata di recente per abbellire l’ingresso principale, quasi non si accorse della vettura lussuosa che si era fermata nel parcheggio antistante la struttura. Non aspettava nessuno quel venerdì mattina, o per lo meno non ricordava affatto di aver avuto prenotazioni per quel giorno, per cui, incuriosita, si fermò ad osservare chi potesse essere.
Un uomo alto, sulla quarantina, vestito casual, dall’aspetto assolutamente normale scese dalla macchina e si diresse verso di lei, mostrando un sorriso smagliante.

“Il solito rappresentante rompiscatole!” pensò in un primo momento, forte dell’esperienza degli ultimi mesi, quando moltissime aziende di prenotazione online si erano preoccupate di offrirle i loro servizi di adesione alla miriade di portali di booking.
“Buongiorno signora, volevo chiederle se ha una camera a disposizione per il week end. Stiamo rientrando in Toscana, ma abbiamo deciso all’ultimo momento di fare il fine settimana fuori.”
“…signora!” pensó lei, ricevendo una bella botta alla sua autostima. “Ma vaffanculo, ti sei guardato?”… era uno di quei pensieri che non sarebbero mai usciti dalle sue labbra.
Stizzita da quella cosa, ma sempre mantenendo l’eleganza che le era tipica, rispose al saluto: “Buongiorno a lei, mi permetta di controllare le prenotazioni e le rispondo immediatamente.” Si levò i guanti e li gettò a terra, sperando lui si accorgesse del gesto di stizza per quel “Signora” che aveva ferito la sua sensibilità di donna, e si avvió sculettando sensualmente verso la hall, indispettita.

Dopo aver consultato il planning delle prenotazioni esordì:
“Mi dispiace, non ho stanze singole per questo fine settimana -voleva fare la difficile ed oltretutto la struttura non aveva stanze singole- ma se le può andar bene mi è rimasta solo una matrimoniale.”
“Perfetto, avviso mia moglie allora.” E lui si incamminò verso la macchina, con il suo sorriso che sembrava più una paresi che un’espressione naturale.
Lei osservava la scena da dietro la porta a vetri, e notò che dalla vettura era scesa una donna alta e slanciata, vestita in jeans e giacca, con i capelli scuri e lisci ed un paio di occhiali da sole enormi che a prima vista le davano l’aria di una di quelle donne che se la tirano come se fossero le uniche detentrici al mondo di una figa.
Dopo aver ricevuto i documenti, Eleonora prese la chiave della stanza ed accompagnò i clienti al primo piano, mostrando loro la stanza ed informandoli dell’orario della colazione per l’indomani, aggiungendo che se avessero gradito, lei sarebbe stata lieta di informarli sulle escursioni e sulle attività che il territorio offriva in quel fine settimana. “Tanto vi rinchiuderete in camera per 2 giorni di sesso”, pensò mentre scendeva le scale per tornare al suo lavoro.
Erano un paio di mesi che non faceva l’amore con qualcuno. Era troppo stanca ultimamente e sebbene ne sentisse la voglia, era l’ultimo dei suoi pensieri. Qualche fugace attimo di autoerotismo la accompagnava di tanto in tanto, lasciandola però soddisfatta a metá, ed il suo “amico con benefit” Luca, si era un pochino stufato di proporle qualche attimo di relax, visto che lei viveva per il lavoro.

Tentò di scacciare quei pensieri, visto tutte le cose che aveva da fare, ma loro non avevano nessuna intenzione di abbandonare la sua mente.
Arrivó la sera e dei due ospiti nemmeno l’ombra. Pensò che il suo sesto senso non avesse fatto cilecca riguardo ai due, quando li vide apparire davanti al bancone della piccola hall, chiedendo se ci fosse un posticino dove andare a mangiare qualcosa. Dopo le opportune indicazioni, ricordò loro di chiudere a chiave la porta di ingresso, una volta rientrati, e di comporre il numero di interno “9” qualora avessero avuto bisogno di qualcosa durante la notte.

Vide i fari della macchina allontanarsi, non senza una punta di invidia per quello che lei immaginava fosse stato un pomeriggio di sesso sfrenato tra i due.
Chiuse a chiave la porta di ingresso e si incamminò verso la sua stanza, con un’irrefrenabile voglia di toccarsi, con la mente già ofuscata da mille pensieri erotici. Durante la doccia, le sue mani percorsero tutto il corpo, soffermandosi sui capezzoli e finendo per accarezzare freneticamente in mezzo alle gambe, dove risiede il centro del suo piacere. Le dita cominciarono ad accarezzare sempre più la sua dolce apertura, finendo per entrare ed uscire ritmicamente, alternando sfregamenti sempre più energetici, fino a portarla ad un orgamso che, complice l’acqua bollente che scorreva sul suo corpo, la lasciarono sfinita.

Lo squillo del telefono la svegliò: si era addormentata con l’asciugamano intorno al corpo ed uno sulla testa, buttata sul letto. Non aveva nemmeno idea di che ore fossero, e ci vollero ben 6 o 7 squilli prima che lei sollevasse la cornetta.
“Mi scusi l’ora Eleonora, so che è tardi, ma sono rimasto chiuso fuori!”
“5 minuti e scendo”. Che imbecille, pensò lei, con un leggero sorriso mentre indossava la tuta ed una maglietta per scendere ad aprire.
“Mi scusi ma mia moglie ha il telefono spento ed io sono dovuto andare a cercare una farmacia di turno, ma sono tutte chiuse. Si è sentita poco bene dopo cena.”
“Spero non sia nulla di grave” replicò lei, notando che gli occhi di lui si erano soffermati sul seno e rendendosi conto che era senza reggiseno, per cui i capezzoli erano ben visibili sotto la sottile stoffa.
“Ma no, solo un pochino di febbre, pare”.

Eleonora chiuse la porta a chiave e si incamminò verso la sua stanza al secondo piano, e giunta al pianerottolo del primo, d’improvviso si girò e disse al suo ospite: “Dovrei avere della tachipirina, se può andar bene; venga che glie la prendo.”
Lui, ringraziando, la seguì, non staccando mai gli occhi da quel fondoschiena sensuale e perfetto che ondeggiava salendo le scale. E lei sentiva quello sguardo allupato, conscia del suo magnifico culo avvolto solo dal sottile strato di cotone della tuta.

Nella mente di Eleonora scattó d’improvviso un’irrefrenabile voglia di sesso, mista al pensiero “ora ti faccio vedere io la Signora!”, decisa a dimostrare a lui, ma ancora più a se stessa, che a 39 anni si è nel fiore della vita.
Entrò nella sua stanza e lasciò la porta socchiusa, in modo che lui potesse vedere, e si chinò molto più del necessario, mettendo esageratamente in mostra le sue grazie, facendo finta di cercare le medicine.
“Mi scusi ma non le trovo. Potrebbe per cortesia prendere quella scatola lassù, che non ci arrivo? Mi pare di averle messe lì dentro.”
Lui entrò chiudendo la porta alle sue spalle, anche se in realtà non ce n’era bisogno, dato che il piano era completamente vuoto. E lei ne approfittò per avvicinarsi a lui e senza dire altro, infilare la lingua nella bocca di quell’uomo sconosciuto.

L’esplosione ormonale aveva cominciato il suo effetto e difficilmente si sarebbe potuta arrestare prima del raggiungimento dell’estremo piacere.
Lui fu colto di sorpresa, ma non si tirò indietro, anzi. Ricambiò il bacio, lento e profondo, quasi fosse un bacio tra due innamorati. Ma la voglia irrefrenabile di Eleonora, lasciò poco spazio ai movimenti di lui. Era decisa a recuperare il tempo perduto negli ultimi mesi, per cui decise di condurre lei il gioco. Gli abbassò i pantaloni ed i boxer, scoprendo un cazzo turgido, con la punta lucida e non ci pensò due volte a circondarlo con la sua bocca. Lo accolse lentamente, assaporando quel momento come piaceva a lei, facendolo scivolare lentamente avanti e indietro accompagnandolo con la lingua fino a lasciarlo tutto umido, con le mani appoggiate alle natiche di lui, per poter gestire il ritmo e la profondità.

La sua mente era un turbinio di emozioni, di desideri, di voglie represse che le provocavano vampate di calore e battito accelerato. Stava perdendo il controllo di sè stessa, venerando quel cazzo come se fosse l’ultimo sulla terra.

I mugolii di lui non facevano altro che amplificare tutte quelle sensazioni e risuonavano nella sua testa come un richiamo ancestrale.
Sui pantaloni di Eleonora, il piacere era evidente, formando una macchia che si allargava a vista d’occhio, impregnando la stoffa con i suoi caldi umori. Non avrebbe mai voluto staccarsi da quel membro, ma era più forte il desiderio di ampliare il suo piacere e si accomodò sul divano, sfilandosi i pantaloni con un solo gesto che fecero capire a lui quale sarebbe stata la fase successiva. Lui si avvicinò a quell’apertura così invitante, brillante e carnosa, cogliendone il profumo inebriante ed il calore che emanava. Lei lo lasciò fare per un paio di minuti, ma riprese il controllo della situazione mettendo le mani dietro la nuca di lui e schiacciando il viso contro il suo ventre: non c’era spazio per le cose troppo delicate, mentre dalla sua bocca uscivano gemiti che Eleonora non era in grado di soffocare. Si stava abbandonando completamente al piacere di quella lingua che faceva pressione sulla clitoride, provocandole spasmi incontrollabili, mentre le sue mani e le sue gambe stringevano a sé quello che effettivamente era il suo strumento di piacere. Si sentì attraversare da un brivido, quasi fosse una scarica elettrica, segno che l’orgasmo stava pervadendo il suo corpo e si lasciò andare completamente, non contrastando i suoi movimenti involontari.

Erano trascorsi solo 15 minuti, che a lei erano sembrati un’eternità. Ma non era ancora soddisfatta ed il desiderio di sentirsi posseduta come non accadeva da tempo, era più forte di qualsiasi altro pensiero.

Si girò e si mise a quattro zampe, eccitata e consapevole dell’effetto che il suo culo marmoreo aveva sugli uomini. Lui non sembrava scomporsi, quasi come fosse abituato a quel tipo di offerta ed afferrò Eleonora per i fianchi, appoggiando il cazzo durissimo al culo di lei, cospargendole quel pertugio con abbondante saliva ed azzardando una penetrazione anale. Ma la mano di lei lo prese e lo spostò in basso di quel tanto che bastava perché prendesse un’altra strada. Inarcò la schiena e si spinse verso di lui, facendolo entrare dolcemente ma fino in fondo. Con movimenti lenti ma costanti, proprio come le piaceva, continuava a muoversi, indicando a lui il ritmo da tenere, e quando lui capì, lei smise di muoversi, lasciando che fosse l’uomo ad avere l’illusione di comandare la situazione. Lo sentiva pulsare dentro di lei, sfregare le pareti della sua calda e umida figa con una cadenza regolare, e si sentiva leggera ed appagata. Un altro orgasmo le stava ofuscando la mente ed impadronendosi del suo corpo; sentiva qualcosa colare lungo le gambe, e lo raccolse con le dita, assaporando il suo stesso frutto del piacere, inebriata da quel gusto dolciastro. Si accorse che lui stava per venire dall’improvviso aumento del ritmo, e quando gli affondi si fecero più intensi, si girò per accoglierlo sulle sue tette.

La visione di quell’uomo con il cazzo in mano e che stava per venire, completó il suo piacere. Un caldo fiotto la colpì improvvisamente e cominciò a colare lungo il suo corpo, mentre l’uomo sembrava quasi stesse per svenire dal piacere.Senza dire una parola, si alzò per ripulirsi, aspettando che lui facesse altrettanto e si rivestisse, guardandolo solo di sfuggita e porgendogli poi la scatola di medicine. Uscendo l’uomo sussurrò un saluto a cui rispose a malapena, e chiuse la porta a doppia mandata.
Si sentiva esausta ma appagata e si addormentò nel giro di pochissimo.


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