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Avevo creato schiavo

Quella volta che avevo creato uno schiavo

Di solito frequento alcuni bar del centro città, Londra è una città incredibile, ci sono parecchi uomini d’affari, dirigenti di grandi società, che prima di tornare a casa si fermano per incontrare qualche donna d’alto bordo da raccattare e portarsi a letto senza implicazioni, pagando il giusto, tanto per fare una scopata, ed io sono li ad aspettarli, preferisco naturalmente uomini non sottomessi, anzi abituati a comandare, mi diverto a distruggerli fisicamente e psicologicamente, ho diverse tecniche di approccio, ma di solito riesco a farli salire in macchina con delle semplici scuse, e poi con l’aiuto di una pseudo-pistola, me li porto a casa senza fatica.

Era un giovedì sera, di un luglio caldissimo anche a Londra, circa le sette e mezza, ero vestita neanche tanto sexy, avevo una gonna di jeans alquanto corta, con un paio di texani neri, una lacoste a collo alto, bianca, ed una borsa in jeans a tracolla, quindi molto giovanile, lui l’avevo già mirato da distante, alto, palestrato, bruno abbronzato, aveva un doppiopetto blu munito di cravatta, sicuro di se, e molto baldanzoso, sicuramente uscito da una riunione, sorseggiava un drink guardandosi intorno, mi aveva già guardata un paio di volte, quindi partii all’attacco:
“mi scusi saprebbe indicarmi la strada per arrivare al tribunale per caso” si concentrò immediatamente, ed iniziò la sua spiegazione, “è abbastanza complicato comunque esca alla destra e prosegua fino…..” lo interruppi “sono sfacciata se le chiedo di accompagnarmi?” lui rimase sorpreso, ma non più di tanto, infatti il bar era un punto di adescamento famoso “volentieri, non ho nulla da fare” era stato troppo facile “bene lei è molto, molto gentile, andiamo con la mia auto, devo solo fare una consegna, poi la riporto indietro”, il mio tono non ammetteva repliche, e lui non aveva nessuna intenzione di replicare, pensava già che la mia fosse solo una proposta mascherata, mi seguì subito, arrivati alla macchina, la mia bmw “le spiace guidare, così non ha bisogno di spiegarmi niente” non fece nessuna storia e si mise al volante, non toglieva gli occhi dalle mie gambe, ed io le tenevo in bella mostra, le accavallavo continuamente, come partiamo non perdo tempo, e passo subito ad un tono confidenziale “che ne dici di vivere un’esperienza estrema, diciamo di sesso estremo?” lui volgarmente “certo che mi piacerebbe ma dipende da quanto mi costa” era un’offesa “non ti costa nulla bastardo” gli spiano la pistola giocattolo con il tappo rosso eliminato, all’altezza del suo fianco “stai calmo e non ti succede niente, fai quello che ti dico, non parlare non dire una parola, segui le mie istruzioni, facciamo un gioco eccitante, vedrai resterai soddisfatto, tanto cercavi compagnia no?” la sua faccia era bianca come un cencio “coooooooosa vuooole” era impaurito “ti ho detto di stare zitto, oppure ti sparo in un ginocchio” seguì le indicazioni senza parlare, un rivolo di sudore gli scendeva dalla basetta destra, arrivammo davanti all’ingresso del mio palazzo avevo il garage nel seminterrato, aprii il cancello automatico con il telecomando, entrammo fino al mio posto macchina, come prevedevo non c’era nessuno in giro “dammi le mani, muoviti stronzo” gli misi un paio di manette ammanettandolo dietro la schiena e lo feci scendere dall’auto, lo tenevo per un braccio, avevo ritirato la pistola, il mio ascensore con il codice arrivava direttamente all’interno del mio appartamento, aveva il terrore in viso non ci capiva nulla, se era un gioco, era fatto bene, arrivati a casa lo feci entrare allungandogli un calcio nel culo, rimase stupito, “hei che cazzo fai” un altro calcio più forte sempre nel culo, “senta, ma cosa vuole da me, soldi, non c’è problema ho cinquecento sterline, prenda tutto bancomat, carta di credito le lascio il tempo di prelevare il disponibile del mese, metta via la pistola e mi lasci andare, la prego, non voglio più fare nessun gioco sessuale” stava già piagnucolando con la sua cantilena, “non dire stronzate, non ti lascio andare, sarai il mio divertimento della serata, sono una dominatrice di uomini come te, ti piace essere dominato da una donna?” sempre più stupito “non capisco signora, non capisco” faceva il fesso, “dai non hai mai sentito niente sul femdom estremo, io sono una padrona, e tu sarai il mio schiavo, sono stata chiara adesso” ed accompagnai tutto il mio discorso con un altro calcio nel culo che lo fece sobbalzare, “la smetta di darmi calci per favore” una sberla a mano aperta gli stappò un urlo “ahiaaaaaaaaa, ma cosa vuole?” non lo stavo neanche ad ascoltare, “mettiti in ginocchio schiavo, devo andare a cambiarmi” e siccome non si muoveva gli mollai un calcio dietro al ginocchio destro che lo fece piegare “in ginocchio schiavo” me ne andai lasciandolo li, “non muoverti di un centimetro se vuoi vivere”.

Tornai con un abbigliamento adeguato alla situazione, un body nero di pelle sgambatissimo, niente calze stivali neri al ginocchio, con un tacco a spillo non tanto alto solo otto centimetri, devo essere stabile altrimenti perdo l’equilibrio quando li prendo a calci, vedevo il suo sguardo stupito, ma ormai aveva capito cosa lo aspettava, era li fermo in ginocchio, mi piace dominarli così, li lascio vestiti, e li disfo come dei pupazzi, di solito prima mi diverto ad umiliarli.

“schiavo adesso leccami gli stivali con la massima devozione, voglio vedere consumarsi la tua lingua” mentre gli parlavo prendevo il frustino appoggiato sul divano, un bel frustino da cavallerizza, “muoviti, se fai bene il tuo lavoro ne prendi di meno” la prima frustata la prese sul collo, seguita da un’altra sulla nuca “nooooooooo ferma daiiiiiiiiiiiii” erano dolorose “allora lecca” un’altra frustata sulla schiena, e lui si buttò ai miei piedi con un metro di lingua, sul collo aveva già un segno rosso in rilievo, leccava lo stivale a lingua piena, “prendi in bocca il tacco” e glielo porsi in modo che potesse succhiare, mi piaceva vederli ai miei piedi con il tacco che entrava e usciva dalla bocca a mio piacimento, sembrava che avesse sempre leccato tacchi, “ti piace schiavo?” non rispondeva allora un’altra staffilata dietro la testa, “siiiiiiiiiii mi piaceeeeeeeeee” ero estasiata, mi stavo già bagnando, lo spinsi con il piede e lui cadde lo bloccai con un piede sulle scapole, picchiò la faccia sul pavimento, gli salii subito sulla schiena schiacciandolo sotto i miei tacchi, gli saltavo addosso facendo attenzione a non cadere, era bellissimo sentivo i miei tacchi sulla sua carne, si contorceva come una biscia “ la prego signora la smetta, io non le ho fatto niente” “tu no, ma io ti farò tanto schiavo” quando calpestavo un uomo non sottomesso per me era il massimo, si perché i sottomessi anche se soffrivano erano consci del loro ruolo, ma i normali presi dalla strada erano in preda alla paura vera, nei loro occhi leggevo il terrore, non sapere cosa gli avrebbe fatto una donna scatenata e sadica, ed il mio uomo era terrorizzato urlava e imprecava, ed io lo pestavo ancora di più, tanto che un tacco impigliato nella sua giacca si spezzò, “cazzo hai visto cretino, devi stare fermo, se mi slogo una caviglia ti ammazzo a calci in faccia” e gliene diedi uno forte di collo pieno che fece un rumore sinistro sulla sua mascella, la testa gli andò indietro, in maniera anomala, gli feci veramente male, “tu sei pazza non puoi farmi questo”. Me ne andai in camera senza curarmi di rispondergli, a cambiarmi gli stivali, ne avevo un paio a stivaletto con una zeppa di due centimetri duri come il ferro, solo dovevo stare attenta erano un tacco dodici. “fammi incazzare e ti infilo il tacco tutto intero nel tuo buco del culo” il mio uomo stava impazzendo ed io godevo, lo vedevo disperato, sapevo che stava per reagire, ci provano tutti per disperazione, e difatti scattò cercando d’investirmi con la sua mole, a testa bassa mirò al mio petto ma lo prevedevo mi spostai, e lui cadde rovinosamente su di una sedia, le mani bloccate non gli permettevano di proteggersi, e battè nuovamente il capo sul pavimento, io mi avvicinai lentamente, mi stavo eccitando, gli misi il tacco davanti agli occhi e poi glielo piantai sulla testa vicino alla fronte, si mosse, lo strisciai con forza segnandolo fino alla guancia, facendolo urlare, lo presi a calci senza pietà soprattutto nelle costole, la cosa mi procurava un piacere estremo, ad ogni calcio si lamentava io senza fretta lo colpivo con ferocia, stava piangendo e la cosa mi stava portando all’orgasmo, gli piantai un tacco sul suo uccello, lo sentivo dietro i pantaloni, premevo, schiacciavo torcevo il piede, lui si alzava per fermare la mia gamba, un calcio lo prese nel collo, iniziò a tossire lo colpii nella schiena facendolo squittire come un topo, “sei un verme, io ti schiaccio ti riduco in poltiglia lurido uomo di merda” mi fermai sudata, la figa era un lago, lo lasciai respirare, guardandolo piagnucolare. “te l’ho detto se vuoi vivere non cercare di reagire” ed invece lui fece un errore madornale da terra mi colpì con un violento calcio sulla mia gamba sinistra, mi fece cadere malamente, un dolore lancinante mi saliva sino al ventre, lui incoraggiato con un altro calcio mi colpì alla schiena, rimasi senza fiato a terra, lui si alzò in piedi, vidi la sua scarpa sulla mia faccia, ma riuscii a prendergli il piede e ruotando con tutte le forze lo feci cadere, ora erano tutti cazzi suoi, il primo calcio lo prese dietro l’orecchio, doppiato da un altro in pieno viso, che non gli ruppe il naso solo per caso, adesso urlava, il sangue usciva copioso, gli girai intorno, ed un calcio nei coglioni fece un rumore di sconquasso, si chiuse a portafoglio, infierii sulla sua schiena di punta e con cattiveria, ora piangeva disperatamente, e mi malediva “stai attento alle parole perché ti uccido veramente schiavo, devi trattarmi bene io sono la tua padrona” smisi, stavo godendo immensamente della situazione.

Mi posizionai davanti alla sua faccia e gli presi il mento con una mano alzandolo, gli sputai con disprezzo in faccia, “ascolta se fai quello che ti dico forse ti lascio andare” per tutta risposta mi sputò anche lui sangue misto a saliva urlandomi “brutta puttana malefica, liberami e così saremmo alla pari, e ti spacco quel tuo culo da troia” lo presi a sberle due tre volte, “va bene ti libero, vuoi uno scontro alla pari, pensi di vincere con me, vedremo.” Gli tolsi le manette “alzati schiavo vediamo cosa sai fare” l’uomo si massaggiava i coglioni e la schiena, si toccava il naso che aveva preso una botta incredibile, e poi di colpo cercò di colpirmi con un pugno in faccia, ero preparatissima, come lo vidi che partiva caricai la gamba destra e il calcio ultraviolento lo colpì ancora in pieno nelle palle, piegato a novanta gradi era semplice dargli un calcio in faccia che questa volta probabilmente gli ruppe il naso, il calcio nel culo servì a metterlo a terra definitivamente, era stordito, ma non dovevo fermarmi poteva essere pericoloso, un altro calcio in testa lo stordì completamente.

Devo dire che so usare le mie gambe molto bene, e sono cosciente di essere letale con i miei calci, se riesco a colpire nei coglioni poi per l’avversario non c’è più scampo.
Era lì ai miei piedi svenuto e sanguinante in quel suo doppiopetto blu mi ero bagnata completamente, lo spogliai nudo, e gli misi nuovamente le manette, questa volta non dietro la schiena, perché lo agganciai alla carrucola che avevo nel salotto trascinandolo per alcuni metri, e poi l’azionai, lo misi in posizione in modo che i piedi toccassero terra, mentre lo alzavo si risvegliava, quando era in posizione era completamente sveglio “che cazzo fai, tu sei matta io ti faccio arrestare, ti denuncio troia bastarda, mettimi giù mi strappi le braccia” lo guardavo e ridevo, “hai finito di ragliare stronzo tanto non ti lascio andare, perlomeno finché non ti ho distrutto”, aveva un bell’uccello, ed un fisico molto atletico, ma io con quattro calci al posto giusto lo avevo demolito, gli misi alle caviglie un divaricatore in modo che le gambe erano costrette a stare belle larghe, ed il suo sesso era completamente indifeso,“vediamo se piaccio almeno al tuo uccello” lo presi in mano ed iniziai a menarlo dolcemente, “ma scusa non ti piaccio, guarda che gambe, che culo, non provi un pochino di eccitazione?” mi abbassai e iniziai a spompinarlo, sembrerà strano ma sono sempre attratta dagli uccelli e mi piace prenderli in bocca, e quando sono belli duri morderli a sangue, il suo uccello infatti iniziava ad avere vita, e piano, piano era in tiro, guarda a lui piaccio, l’uomo non parlava, ma era eccitato, gli morsi il glande e lui urlò di dolore lancinante, “così non ti piace, e va bene lasciamolo stare” presi il frustino “ora ti frusterò, hai qualche preferenza?” non parlava “e va bene faccio io” iniziai dalle gambe, le sferzate erano potenti e dolorosissime, lui cercava di scalciare ed io picchiavo più forte, poi passai al culo, alla schiena, ormai era tutto rosso e a strisce, gli rifilai una serie di calci nel culo di punta, urlava come un’aquila, smisi e mi riposai soddisfatta. Mi piaceva toccargli i segni che gli avevo inferto, erano in rilievo, erano lividi estremi. Un giochetto che mi eccitava tantissimo era tirare dei gran calci nei coglioni, all’improvviso, gli giravo intorno con sensualità, vedevo, sentivo la sua attesa, il suo terrore, e quando ero davanti a lui senza pietà la mia gamba scattava, colpivo di collo pieno, prendendo le palle da sotto, alcune volte la vittima vomitava, e la cosa era disdicevole, non era il suo caso, dopo il quinto calcio svenne nuovamente.

Presi il suo portafoglio, c’erano le foto della probabile moglie con due bambini piccoli, la carta d’identità, abitava proprio a Londra vicino alla City, attesi quasi dieci minuti che si riprendesse, “allora ascoltami bene Eduard Gail se non dirai nulla e ti dimenticherai di questa serata, io non dirò a tua moglie che mi hai portato a letto scopata e poi mi hai chiesto per mille sterline di picchiarti, ricordati che hai guidato la mia macchina, ed io ho testimoni che possono confermare la mia tesi, questo solo perché non ho voglia di ammazzarti, ma voglio divertirmi ancora un po con te” aveva lo sguardo nel vuoto, ed era sofferente, “rispondi schiavo” faceva fatica a parlare, ma aveva compreso bene che la sua situazione non aveva altre uscite “va bene, ma cosa vuoi ancora farmi?” era alla resa “hai capito che sono la più forte, ora ti libererò, e tu mi servirai in tutto, a mezzanotte come nelle fiabe ti manderò via”

Lo liberai dalla carrucola e dal divaricatore, gli tolsi le manette, era già abbastanza distrutto, ma il naso gli faceva un male cane, decisi di non colpirlo più in faccia, “mettiti a quattro zampe come un cane e seguimi” ubbidì immediatamente, mi sedetti sul divano, “adesso schiavo inizia a leccare il pavimento dove io poggerò i miei divi n piedi” con estrema riluttanza iniziò a leccare, come rallentava lo colpivo con il tacco sulla testa, dopo che almeno un metro quadro ebbe il contatto della sua lingua lo feci smettere, “toglimi gli stivali e massaggiami i piedi, a forza di prenderti a calci mi fanno un male cane”, infatti i miei piedini erano tutti arrossati, specialmente sul collo del piede, “massaggiali e baciali, ringraziali per tutto il male che ti hanno fatto, dai fammi sentire che li ringrazi” leccava il collo del piede destro “grazie” e continuava a leccare “come grazie, puoi fare meglio schiavo” “grazie, grazie di avermi picchiato” ero contenta “bravo schiavetto stai imparando” lo feci leccare per una buona mezz’ora, e la cosa esaltante era che il suo uccello era duro, la faccia era gonfia, ora anche l’occhio sinistro era gonfiato e la riga fatta con il tacco era in bel rilievo sulla guancia sinistra, comunque mi ero riposata, ed ero nuovamente pronta.

“Adesso mio dolce schiavo basta leccare, altrimenti me li consumi i miei piedini, ho capito che ti piace, per premio ti faro godere, vai vicino al mobile nero, aprilo all’interno ci sono un bel paio di scarpe nere di vernice a tacco altissimo, prendile e mettimele, vai a quattro zampe mi raccomando” non se lo fece ripetere mi infilò le splendide calzature estremamente sexy, “sdraiati a pancia in su” quando fu in posizione gli appoggiai la mia scarpa sull’uccello duro ed iniziai a sfregarlo dolcemente, ogni tanto gli facevo sentire il tacco sulle palle, ma lui mugolava di piacere, “adesso in ginocchio” con il tacco gli scappellavo l’uccello, poi con la suola, lo tenevo per le orecchie, e lui gemeva di piacere, venne copiosamente sull’altra scarpa e sul pavimento, gli finii la sega con la scarpa fino a far uscire l’ultima goccia. “piaciuto eh? Adesso lecca tutto da bravo” la sua riluttanza fu piegata da un calcio di punta sul petto, ed allora leccò tutto prima la scarpa e poi il pavimento, aiutato dal mio piede che gli premeva la testa, se toccava con la faccia a terra urlava di dolore allora mollavo, si perché non volevo devastarlo ancora in faccia.
Senza che glielo chiedessi mi baciò entrambe le scarpe sulla punta, restai sorpresa, e lui rimase li in attesa di ordini, che non tardarono ad arrivare.
“schiavo rimettimi gli stivaletti avanti, hai già goduto abbastanza delle mie scarpe” quando fui nuovamente pronta gli rifilai un calcio in un fianco “stai a quattro zampe che ti faccio fare un giretto” lo accompagnai in giro per il mio salone, lo colpivo con dei potenti calci nel culo obbligandolo o i volta a ringraziarmi, il suo culo era rovente, pieno di lividi e di righe, “secondo me non ti siedi per una settimana, continua a ringraziarmi schiavo” e giù un altro calcio “grazie padronaaaaaaaaaa” era distrutto” “ora se vuoi e se te la senti puoi sostenere un combattimento con me” mi guardò con terrore “no padrona non posso, tu sei troppo forte per me” mi eccitavo, “ripetilo” aveva capito tutto “no mia padrona tu sei troppo forte io posso solo leccarti i piedi ed adorarti, e prendere i tuoi divini calci” era domato, mi avrebbe detto tutte le cose che volevo sentire “allora prendi questo” di punta in mezzo al culo in pieno sull’osso sacro devastante “whaaaaaaaaaaaaaaaaa” l’opera era terminata “appena hai finito di urlare puoi rivestirti merda che ti riaccompagno alla tua vita” l’uomo dolorante e sconfitto mi si butto ai piedi e mi leccava le scarpe con devozione, cercava i miei tacchi per prenderli in bocca, allora lo aiutai porgendogli, poi gli feci allargare la bocca con la punta dello stivale, e lui lo prese tutto fino a farsi venire dei conati di vomito, mentre mi succhiava la scarpa si menava l’uccello, “smettila non ti ho detto che puoi toccarti, ho capito che ti piacciono i miei stivali” lo avrei preso a sberle, ma la faccia era in uno stato pietoso, ero stufa e lo stronzo non la smetteva di leccare, succhiare come un vero sottomesso e feticista, gli allungai un poderoso calcio nelle costole per farlo smettere “basta, ora te ne devi andare” lo feci rivestire, dovetti aiutarlo perché era senza forze e malfermo sulle gambe, stava bene solo in ginocchio mi disse ridendo, scendemmo in garage, lo costrinsi a guidare anche se faceva fatica, per tutto non disse una parola, guardava le mie gambe, mi ero rivestita come quando l’avevo incontrato, lo scaricai in una stradina in un sobborgo, riuscì a dirmi “padrona posso rivederti?” cazzo avevo preso uno normale e mi ero divertita un mondo, e adesso avevo creato uno schiavo……


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