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Sculacciami ancora, porco!

Sculacciami ancora, porco!

-Ah, sì, sì, ancora, dai, dai su!

Le urla dei vicini erano ormai diventate un qualcosa di intollerabile. Nutrivo odio ormai da più di un anno. Lo facevano tutti i giorni, a qualsiasi ora, più di 4 volte. Ma non avevano null’altro da fare quei due? No, non è invidia, ve lo giuro, è che davvero non si poteva stare tutto il giorno a sentire il cigolio del letto o lo sbattere di mobili che non sai dove cavolo lo vanno a fare! Io studiavo, lavoravo, non avevo un attimo di riposo, e quand’anche l’avessi avuto con quei due non avrei potuto. Come lo facessero poi, in quel momento non ne avevo idea, perché sbattevano tutto, forse si picchiavano prima, avrei solo voluto avere un minuto di silenzio. L’altro giorno ero rientrata da lezione e avevo un gran mal di testa. Niente. Tum tuum, tum tuuum, badabum! E che palle! Allora non ho resistito più, sono salita e ho dato una bella scampanellata. Niente da fare. Non mi hanno risposto. Rassegnata sono tornata a casa. Per un po’ hanno anche smesso, ma poi hanno ricominciato come nulla fosse. Stavo quasi quasi pensando di cambiare casa perché vivere così stava diventando un vero inferno. La mattina mi svegliavo sempre rintronata, dopo che passavo quasi tutta la notte a sentire i rumori di quelli. Eppure, nel palazzo, sembravo essere l’unica a patire della situazione, nessuno sentiva mai nulla. C’è stato un momento in cui ho creduto di essere pazza. Pensavo che fosse tutto una mia fantasia perché, in fondo, non li avevo mai visti. Sapevo che c’erano ma non sapevo chi erano. Nessuno in realtà li aveva mai visti, anzi, dicevano che da tempo non viveva nessuno in quell’appartamento e non sapevano se fosse stato riaffittato. Fantasmi? Ma ben strani però, e poi no, io ai fantasmi non ci credevo.

Ieri però ho scoperto l’arcano. Nessun mistero, nessun fenomeno paranormale e nessuna pazzia, sono sanissima, ve lo dico subito così vi rovino l’effetto sorpresa. Al piano di su vivono due persone reali, in carne e ossa, Stella e Riccardo. Sono una coppia normalissima. Come l’ho scoperto? Beh, perché mi sono piazzata davanti al loro uscio fino a quando non li ho visti uscire. Avevo intenzione di cantargliene quattro, che stronzi! Questa volta non volevo bussare, tanto non mi averebbero aperta, li avrei aspettati, pazienza se ci fosse voluta tutta la sera, o anche la notte intera! Ma non ho dovuto attendere tanto. I due maialoni si sono manifestati. Che poi quando li vedi mica pensi che sono due che scopano come ricci! Lui ha la faccia da ingegnere frustrato e lei sembra una bibliotecaria ammuffita dalla noia.

– Salve. – Mi ha detto lui con tono affabile – Spero non ti disturbiamo troppo con i nostri rumori. – Ero sul piede di guerra, avrei voluto vomitargli addosso tutto il rancore covato in un anno. Lei stava accanto a lui senza proferire verbo.

– Mi dispiace, dalla tua faccia capisco che forse dovremmo fare più piano, è che vedi, te lo dico senza troppi giri di parole, a noi piace fare sesso estremo, per questo delle volte si può sentire un po’ di casino, cerchiamo di fare più piano, promesso. –

Sesso estremo. Che caspita era il sesso estremo? Il massimo del sesso estremo che conoscevo fino ad allora era stato quando Michele, il mio ex, mi aveva legata al letto bendata. Era stato un orgasmo da paura. Mi sculacciava e mi piaceva da morire, sentivo come una bolla di piacere che mi si gonfiava dentro la figa, fino a scoppiare in un orgasmo che più mi dava sculacciate forti, più era forte. Certo, con Michele ormai, dopo 5 anni, si era creato un certo rapporto, stavamo iniziando a sperimentare nuove possibilità, ma poi averlo trovato a letto con Alessia, la mia sorellastra, non è stato piacevole. Puttana. Stronzo. Ora starà sculacciando il suo di culo, culo flaccido. Una bella botta, ecco cosa è stata. Per i primi mesi non riuscivo nemmeno a parlarci con un uomo, poi è passata. Riesco a farmi qualche scopata ogni tanto, ma non ho più goduto come quella volta. E ora quello se ne usciva con il sesso estremo che non bastava dovessi subirmi le loro porcate con le orecchie, ora dovevo anche sguinzagliare l’immaginazione ‘tacci loro!

– Comunque piacere, io son Riccardo e lei è Stella.

Ero spiazzata. Il cazziatone che avevo in mente di fargli mi era scivolato in gola e lo stavo digerendo. – Serena, mi chiamo Serena. – Ho risposto senza troppi fronzoli. Credo di essere pure arrossita. – Allora stasera sei nostra ospite a cena, così magari riusciamo a farci perdonare per il casino. – Boh, non avevo molta voglia di socializzare a dire il vero, però sì dai, erano stati gentili. Ho biascicato un sì poco convinto, ma l’idea di sbirciare cosa ci fosse in quella casa mi solleticava. Immaginavo catene che pendevano dal soffitto e frustrate inferte con cattiveria, ma a giudicare dai rumori anche spintoni contro oggetti, mobili. Niente di tutto questo.

Quando sono salita al piano di sopra e mi hanno aperto la porta ho trovato un appartamento del tutto normale. Stella era seduta su un comunissimo divano e Riccardo faceva gli onori di casa. Però no, non potevo fare finta che quello che mi aveva detto mi fosse passato da un orecchio all’altro. Ero curiosa, forse anche un po’ eccitata all’idea di sapere. Mi sono fatta coraggio. – Ma il sesso estremo? –

– Sapevo me lo avresti chiesto. – Ha risposto Riccardo con un mezzo sorriso – Ti abbiamo preparato una sorpresa, ma dopo cena, ora mangiamo, Stella ha spadellato per più di un’ora. –

Stella continuava a no dire una parola. Magari le davo fastidio, stavo iniziando a sentirmi in imbarazzo. Ci siamo seduti a tavola. – Questo è un antipasto di spiedini di mare. – Finalmente Stella si era decisa a parlare e aveva anche una voce gradevole, molto sensuale. – Grazie. – Ho risposto mettendo in bocca il boccone. I gamberetti crudi si sposavano perfettamente con il gusto delicato del salmone, anch’esso crudo, accompagnato da un’erbetta che non sapevo bene cosa fosse, ma era croccante, come se fosse stata fritta. Il primo era un delizioso trionfo di spaghetti allo scoglio: cozze fresche e calamari dal gusto unico, spolverati con prezzemolo. Il palato stava godendo. Seconda portata un trancio di pesce spada morbido e succoso, cotto come si deve. Il dolce era una mousse di cioccolato nero con cannella e arancia. La cena è stata perfetta. Quando abbiamo finito, Riccardo ha versato un amaro. Quello non mi è piaciuto tanto, un po’ troppo amaro, il gusto come di erbe digestive, ed effettivamente mi sentivo lo stomaco leggero. – Vieni. – Mi ha detto tendendomi la mano. L’ho seguito. Stella non era più tornata dalla cucina. Riccardo mi ha portato in una stanza. La stanza. Non era come me l’aspettavo, ma si avvicinava molto. Non catene, ma corde nastri. Legata stretta con una benda nera, Stella ci guardava seduta su una specie di sofà senza braccioli di velluto viola. Una delizia. Riccardo mi ha fatta sedere su una sedia che sembrava un trono. – Guarda. – mi ha detto. Ha preso un nastro più largo di quelli che legavano Stella e glielo aveva cinto attorno al collo, ma con delicatezza. Si è spogliato e ha iniziato a leccarla come fosse un gelato particolarmente appetibile. Lei mugolava, ma aveva la bocca chiusa da del nastro isolante. Era quello il sesso estremo? Allora forse non mi piaceva. Ha iniziato a penetrarla. Lei urlava. Lui stringeva il nastro attorno al collo e lei mugolava ancora più forte, ma io avevo il dubbio che le stesse facendo male. Stringeva stringeva. A un certo punto sembrava diventare paonazza, ma poi un urlo all’unisono: entrambi avevano avuto l’orgasmo, assieme. Fantastico. Mi piaceva? Non riuscivo a capirlo. – Vieni tu adesso. – Mi ha detto Riccardo mentre slegava Stella. Attorno al collo aveva il segno di quella trasgressione. Non mi sentivo esattamente pronta per una cosa del genere, ma ero così curiosa che ho deciso di provare. Mi sono spogliata con un leggero imbarazzo. Stella mi ha messo un collare con un anello attraverso il quale passava una corda dorata non più grossa di un mignolo. Riccardo mi teneva al guinzaglio! Avevo i brividi. Forse era freddo. Forse no. Poi Riccardo mi ha preso un polso, una manovra rapida e un click. Mi aveva ammanettata. Non sapevo se ero più eccitata o spaventata, in fondo non li conoscevo.

Ha legato l’altra manetta a un gancio che fuoriusciva dal sofà, non lo avevo notato prima. Poi ha iniziato a ruotare il sofà con me sopra. Ecco cosa era quel rumore infernale. Ero sdraiata a pancia in giù e cercavo di mantenere l’equilibrio mentre il sofà girava in senso antiorario. Ogni volta che passavo davanti a Riccardo mi mollava una sculacciata sonora. Come faceva a sapere che mi piaceva? – Ti piace vero bella porcona! – “Si cazzo, mi piace” pensavo. Il respiro diventava affannoso. Dopo alcuni giri e tante sculacciate Riccardo ha fermato il sofà e mi si è gettato sopra. Ha iniziato a scoparmi da dietro come un animale. Mi teneva i capelli nel pugno e tirava. Io spostavo la testa indietro per istinto, per dolore, non lo so più nemmeno. Ma mi piaceva. Mi penetrava con violenza e sentivo nuovamente quella bolla che stava scoppiando nella figa. Ho gridato. Ho pianto. Ho goduto. Ho goduto come una porca. Ora non mi importa se fanno rumore, anzi, ogni tanto vado a trovarli.


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