Home » Sesso di gruppo » Un altro stramaledetto week-end
marta

Un altro stramaledetto week-end

La noia bussava alla porta, noi due eravamo seduti ad un tavolino del bar a sorseggiare un aperitivo e ci atteggiavamo da strafighi.

– Allora si va al mare, come al solito?
– Si, andiamo lì a romperci le balle, almeno non ci vede nessuno!
– Ragazzi, io non ci sto! Ho voglia di divertirmi un pò. Se almeno riuscissimo a dare un pò di brio a quella casa.

Certo che eravamo davvero messi male. Avere solo vent’anni e sembrare già vecchi. Mi venne un’idea:
– Ok! Ragazzi se va bene, questa settimana ci divertiamoun casino!

Li lasciai lì, seduti al tavolino, dovevo fare un tentativo, anche se mi costava un pò.

Marta era a casa, ascoltava un pò di musica. Sembrava ancor più bella dell’ultima volta che l’avevo vista, qualche mese prima. Ero innamorato di lei da sempre e anche lei lo era di me. Ma Marta era libera: le piaceva il sesso e le piaceva farlo senza porsi limiti e domande e aveva paura di un legame, di qualsiasi legame, così, quandole avevo chiesto:
– Vuoi essere la mia ragazza?
Lei si era rabbuiata. Aveva cercato in fondo ai suoi occhi un sorriso. Mi aveva accarezzato, come solo lei sapeva fare, mi aveva baciato lievemente, poi:
– Marco, tu sei importante per me. Ma proprio per questo non voglio farti del male. Io non potrò mai essere la ragazza di nessuno, perché sono la ragazza di tutti. Tu lo sai, sei sempre il primo, ma…
Avevo provato a spiegarle che a me piaceva così com’era, che non sarei stato geloso, ma avevo dovuto riconoscere che troppo spesso frasi di questo genere non avevano trovato seguito, in altre storie.
Mi ero allontanato da lei, per non soffrire e per non assillarla oltre con lemie richieste. Ma avevo pensato a lei per movimentare il nostro week-end sul mare e lei ne sarebbe stata entusiasta: passare duegiorni con quattro ragazzi tutti per lei.

Sembrava sorpresa di vedermi, ma felice. Mi gettò le braccia al collo e mi baciò:
– Credevo che non ti saresti più fatto vedere, entra dai… Mi sei mancato. Diamine se mi sei mancato! Avrei voluto chiamarti mille volte, ma pensavo che tu non volessi sentirmi, oltre che vedermi.
Se avesse immaginato quante volte ho desiderato di averla vicina.
Le raccontai un pò dei miei mesi passati: pochi minuti non c’era molto da raccontare.
Poi tocco a lei raccontare, ed anche lei si sbrigo in poche parole. Magari se mi avesse raccontato le sue evoluzioni sessuali saremmo stati lì ore, ma Marta faceva sesso per piacere e non raccontava mai nulla, poteva, al massimo, farti rivivere le emozioni di quei momenti, ma non l’e piaceva molto ripetersi.
Le proposi la nostra gita e come prevedevo accettò entusiasta, poi mi chiese:
– E a te? Fa piacere se vengo?
– Scherzi?
– No, e che…
– Si parte domattina alle 9.
– OK!

Quando tornai al bar, erano ancora lì, con lo stesso aperitivo davanti, almeno credo.
– Allora? – fece Daniele.
– Credo che ci divertiremo – risposi.
– Dai, facci sapere! – Franco era il più impaziente.
– Lo saprete domani! – tagliai corto.

L’unico che sembrava disinteressato era Giulio. Lui era fatto così: accettava tutto ed era sempre ben disposto, solo voleva non esser criticato per le sue scelte.

L’indomani, Daniele passò a prendermi con la sua Golf. Aveva il suo zainetto con poche cose dentro, al mare avevamo tutto, ci andavamo tutte le settimane. Facemmo il giro delle sette chiese per prender tutti, lasciai Marta per ultima. Loro non la conoscevano ed io non avevo detto nulla.
Quando la videro restarono senza fiato: Marta era davvero uno schianto. Un paio di pantaloncini in Jeans che sottolineava il culo perfetto ed una camicia allacciata in vita dalla quale spuntavano due enormi bocce, mirabilmente sode. Presentazioni veloci mentre ci incamminavamo, poi Marta ruppe il ghiaccio e lo sapevo:
– Se vogliamo divertirci non possiamo avere dubbi, vero? Quindi, ragazzi, noi ci conosciamo da una vita e perciò niente imbarazzi. Nel parlare e nel fare.

Malato, vuoi sanità?
Quei manichini di voglie represse concentrate non aspettavano altro e silasciarono andare a battute provocanti e lusinghe che Marta accoglieva allegramente. Solo ogni tanto lanciava uno sguardo verso di me, seduto accanto a Daniele, per vedere qualche mia reazione, credo. Io ero pienamente coinvolto dall’atmosfera di quel trabiccolo e, pur amando Marta, non ero per niente geloso. Anzi l’idea di potermela scopare ancora una volta in compagnia mi attirava moltissimo.

La casa a mare era in perfetto ordine. I miei ci erano stati due giorni prima con degli amici e avevano anche rifornito di tuttopunto la dispensa. Sapevano che ci saremmo andati e ci avevano lasciato tutto il necessario e anche di più. C’erano, persino, alcuni ortaggi.
Lasciammo le nostre cose ed evitammo di parlare di come ci saremmo sistemati per la notte
1. era ancora lontana
2. non sarebbe stato facile definire con chi avrebbe dormito Marta

Prendemmo gli asciugamani e andammo al mare, la scogliera ci accolse semideserta. Faceva caldo, è vero, ma erano pur sempre i primi di maggio e, dalle mie parti, in quel periodo, per gita al mare si intende preferibilmente una passeggiata nel centro città, più che un bel bagno di sole sugli scogli.
Marta splendeva più che mai, in quel suo ridottissimo tanga. Non riuscì a resistere, mi avvicinai a baciarla. Lei rispose almio bacio abbracciandomi e ripetendo,ancora:
– Mi sei mancato!

Facemmo anche un brevissimo bagno, ma l’acqua era così fredda che preferimmo tornare a crogiolarci al sole. Senza che ce ne accorgessimo era arrivata l’ora di pranzo. Marta, a malavoglia, si alzò ci guardò per un attimo, poi:
– Vado a preparare qualcosa, voi potete anche rimanere!
La guardammo allontanarsi, con quel suoculo cheera un formidabile richiamoe mi meravigliai che nessuna battuta volgare prendesse il posto di quella donna. Marta aveva un fascino che non lasciava spazio alle solite battutacce da osteria, anche i miei amici ne erano stati coinvolti, eppur desiderandola non riuscivano a pensare a lei come ad una donnaccia.

Restammo ancora un pò, poi preferimmo rientrare ad offrire il nostro aiuto: Marta si affaccendava intorno al tavolo: aveva già messo la pentola sul gas ed ora preparava un’insalata di carote. Aveva indossato un grembuiule da cucina che mamma aveva lasciato su una sedia e sotto solo un minuscolo perizoma. Giulio non ce la fece: le si avvicinò posandole entrambe le mani sulle chiappe sode e lambendole l’orecchio con la lingua. Lei gli sorrise e lolasciò fare, continuando nel suo operato. Poi di colpo la vidi inarcarsi e cominciò a gemere. Eppure Giulio sembrava un pòpiù lontano. Lei mi guardò, ancora una volta. Vide la mia tranquillità e si passò la lingua sullelabbra ad invitarmi. Mi avvicinai e finalmente mi fu chiaro: Giulio aveva preso una grossa carota e la stava masturbando con quella. Scoppiai in una risata, le carezzai i capelli e le sussurrai in un orecchio:
– La tua festa comincia.
Mi sorrise, credo.La sua faccia era alterata dal godimento, mentre col corpo cercava di assecondare il ritmo di Giulio. arrivarono anche gli altri due e mentre Daniele le slacciava il grembiule, Franco andò a saggiare la consistenza di quei boccioni che avevano subito notato. Marta posò il coltello, fece spazio sul tavolo, poi, aiutata da noi, ci si distese:
– Vieni! – mi disse
Voleva che fossi il primo, voleva dirmi che ero speciale, voleva farmi capire tante cose che io però già sapevo. Quel suo richiamo mi aveva accellerato i battiti e, mentre la penetravo, non potei fare a meno di pensare: “E’ la donna della mia vita.”
Ma ora si giocava in cinque e le regole del gioco dovevano valere per tutti. Non abusai dei miei privilegi e lasciai che tutti ci divertissimo con lei e lei con noi. Se a riposo Marta era una donna eccezionale, in azione era un vulcano.
Tutto era possibile per noi, tutto lo era per lei. Fu così che Giulio si ritrovò nel culo la carota che aveva usato per masturbarla, mentre lei gli faceva un pompino. Con la carota ancora ben piantata si lasciò andare in un orgasmo eccezionale, fiondando su quel magnifico corpo litri di sperma.
Poi anche gli altri ed io per ultimo, a sottolineare ancora la mia eccezionalità. Di me ingoiò tutto con avidità, passandosi la cappella sulle guance ripetutamente e quando anch’io mi abbandonai a riprendere le forze, tornò a cucinare tranquilla:
– Vi spiace se mi lavo dopo pranzo?
Figuratevi: quell’immagine metteva nuova linfa nei nostri corpi.

Pranzammo tranquillamente: ogni tanto una mano cercava il sesso di Marta, e lei lo comunicava a tutti sorridendo all’intraprendente compagno, poi tornammo al mare e al sole, fino a che questo non tramontò.
Per la sera decidemmo di andare a mangiare una pizza e Marta trovò il modo di fare un pompino ad un tipo che, avendola notata, le aveva fattoun complimento, mentre andava al bagno. Tornati a casa lo spinoso problema del come dormire non era più rimandabile.
– Ma è così importante dormire con me? Io dormo solo con Marco.

Un mormorio di delusione accolse queste parole.
– Non ho detto però che prima non possiamo fare l’amore tutti insieme.
Come d’incanto si rianimarono. Lasciai che fossero loro a prendersi il piacereche Marta sapeva donare. Io avrei avuto tutta la notte a disposizione. Li osservai assumere tutte le posizioni immaginabili, li senti godere intensamente e lei con loro, li vidi sciogliersi in un orgasmo e poi in un altro ancora, fino a rimanere in terra esausti.
Lei si alzò, dopo essersi ripresa dall’ultimo sconquassante orgasmo.
– Buonanotte! Io e Marco ora andiamo di là. Ci rivediamo domattina. Spero siate in forma.

Lasciammo quella stanza e andammò nella camera che, normalmente, occupavano i miei. Era la più comoda, con un bagno indipendente a disposizione.
– A me piace dormire con lo sperma addosso – disse – ma se vuoi vado a fare una doccia e sono da te.
– Non preoccuparti, anche perché voglio fare l’amore prima di dormire, se sei d’accordo.

Fu una notte indimenticabile. Lo facemmo non so quante volte e poi ancora al risveglio. Dormimmo abbracciati, nonostante il caldo. Sentivo il suo corpo aderire al mio, sentivo la sua anima aderire alla mia.
Franco ci sorprese uniti, portandoci il caffè, e volle unirsi a noi. Marta non diceva mai no, anzi.
Trascorse anche la Domenica e arrivò il momento di rientrare. Era stato un week-end stupendo, ma ora per me arrivava il peggio. Avremmo lasciato Marta sotto casa sua e poi? Non l’avrei più rivista per mesi? Lei notò il mio turbamento e mi prese la mano. Daniele guidava e canticchiava allegromentre gli altri due lo accompagnavano.
La mia voce uscì improvvisa, quasi incontrollata:
– Marta, mi vuoi sposare?

Ammutolirono tutti. Nessuna risposta.
Il gelo sembrava essere sceso improvviso nell’abitacolo. Non ripetei la domanda, mi chiusi in me stesso e maledissi la mia bocca. Arrivammo a casa di Marta: scese, salutò freddamente, poi scomparve dietro al portone.
La seguì con lo sguardo.

La notte non riuscivo a dormire. Avevo di nuovo rovinato tutto, pensavo. Contavo le zanzare che mi ronzavano intorno senza la voglia neanche di scacciarle.
Improvviso il trillo del cellulare: chi cazzo è a quest’ora.
– Pronto?
– Dormivi, scusami!
– Non, che non dormivo.
– Io…
– TU…
– Sai, mi hai chiesto qualcosa e non ti ho risposto!
– Non ci pensare, non stavo bene.
– Ah, quindi come non detto.
– No, cioè sì… Insomma
– Vorrei risponderti… se credi.
– …..
– Allora?
– Rispondimi.
– Sì
– Sì… cosa?
Sì,voglio sposarti, sempre che tu lo voglia ancora.

Sono più di quindici anni che siamo sposati e la amo come allora, non è cambiata per niente, ama il sesso come allora e scopa con tutti (o quasi) come allora, ma io sono sempre il più importante ed il piacere di scoparla in compagnia è sempre grande!


1 Stella2 Stelle3 Stelle4 Stelle5 Stelle (1 voti, media: 5,00 di 5)
Loading...

Lascia un Commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.I campi obbligatori sono evidenziati *

*