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Un mondo perfetto!

Questa mattina, la sveglia è arrivata sotto forma della dolce lingua di Lucia, una delle numerose schiave al mio servizio.
Strisciando sensualmente sui miei piedi la serva mi ha ricordato un impegno inderogabile. Mi sono alzato dal letto dopo averla ringrazi ata della premura sputandole in bocca, ho scaricato nella gola della sua amica e collega Elisabetta l’urina accumulatasi nella vescica durante la notte ed ho mangiato la colazione preparata e servitami da Luana.

“Brave, ragazze, oggi siete tutte molto carine” ho detto.
A queste sgualdrine piacciono un sacco i complimenti. Non che abbia necessità di complimentarmi con loro, ovviamente. Da quando il genere femminile si è volontariamente sottomesso agli uomini le schiave rappresentano solo dei comuni elettrodomestici.
Lavano, spazzano, stirano, lavorano e soddisfano le nostre esigenze sessuali.
Lucia è la prima a ringraziarmi del complimento che ho fatto loro. Si prostra ai miei piedi nudi e li bacia come è giusto che faccia una stupida serva come lei. Le piacciono molto le mie estremità e non perde occasione per dimostrarmi quanto è brava a lavorare con la lingua.
Dal canto mio la lascio fare. Il suo massaggio è oltremodo gradevole.
Elisabetta è la più bella fra le tre e mira al mio uccello. Le lascio scoprire il mio bastone di carne e rimango ad osservarla mente le sue labbra cingono amorevolmente la cappella.
“Ingoia l’asta, cara” le dico con ferma dolcezza “Su, fammi un pompino come si deve” Elisabetta obbedisce. Non aspetta altro che farsi riempire la bocca col mio gustoso sperma. Un tempo le ordinavo di trattenere la sbroda bianchiccia sul palato per un poco, tanto per abituarla alla mortificazione dello spirito e della carne, oggi non serve più.
Ha preso tanto gusto nell’assaggiare lo sperma che degusta ogni goccia del mio liquido seminale come il più prezioso dei nettari. In fondo la capisco. Bere la sbroda del padrone rappresenta la realizzazione massima, per le schiave.
Luana, nel frattempo, mi lecca il culo come suo solito. Questo è un servizio che lascio fare solo a lei. La comprai due anni fa in una bancarella di schiave usate a Madrid. Il precedente proprietario la usava solo come poggiapiedi, io invece scoprii che la sua lunga lingua è capace di insinuarsi nel buco del culo meglio di una sonda e la nominai subito mia leccaculo personale.
Un grandissimo onore, per lei. Credo che le altre serve siano un po’ gelose della sua fortuna.
Guardo l’ora. Si sta facendo tardi. In un unico istante allontano Fabiana con una scoreggia in bocca, sborro in gola ad Elisabetta e rifilo un calcio in faccia a Lucia.
“Basta, tesorini, ora il padrone deve andare a guadagnare qualche milioncino di euro”
“Si, nostro eccelso signore” esclamano le tre bestiole all’unisono.
“Luana, da brava, chiama Erica… che si tenga pronta con la BMW” ordino.
“Si, padrone”
“E voi due andatemi a prendere i vestiti puliti. Ah, oggi porto Melissa con me”
“Si, padrone” rispondono Elisabetta e Lucia.

Qualche spiegazione; Erica è la schiava-autista che mi porterà a lavoro, Melissa è la serva-trastullo che durante il viaggio allieterà l’attesa dell’arrivo. Oggi ho intenzione di proseguire un giochino scoperto da poco, il gioco dell’apnea. Si fa così, si infila un piede in bocca alla schiava, abbastanza in profondità da toglierle completamente il respiro, poi con le dita di una mano o con il piede libero si ostruiscono le narici della fortunata, attendendo o di stancarsi del gioco oppure di godersi il cambiamento di colore della pelle della ragazza.
Essendo molto ricco, le schiave vengono da me a greggi.
Alle più brave mi posso anche affezionare, un po’ come ai cani.
Alla casa editrice mi attendono il direttore generale, un noto critico letterario ed un gruppo ben assortito di belle ragazze. Tre sono italiane, una ha lineamenti orientali e l’ultima è di origine sudamericana, forse una brasiliana.
E’ lei che si sdraia sotto la scrivania del capo, a far da poggiapiedi al suo signore. Il critico letterario prende una delle italiane, la fa inginocchiare davanti a sé e si apre la patta dei pantaloni.
“Dai, inizia a fare il tuo lavoro e lubrifica anche le palle, questa volta” dice senza neppure guardarla in faccia.
Una ragazza bionda molto graziosa si fa avanti inchinandosi al mio fianco.
“Signore, vuole comandarmi?” chiede con timidezza.
“Si, un servizio leggero” le rispondo “Se, per cortesia, me lo volessi prendere in bocca”
“Certo, signore. E’ un onore”

Lo credo bene che sia un onore, per te. Questa piccola nullità vale meno di un laccio da scarpe rotto mentre io sono un autore di best seller internazionali, famosi in tutto il mondo. Ricompensa più grande di svuotarmi le palle non poteva pretenderla, nella sua squallida esistenza. Ma quel che penso non va reso noto.
Nell’ambiente sono conosciuto come una persona gentile. Non a caso le ho chiesto un pompino “per cortesia”. Ovviamente, dato che sono ricco, nessuna ha mai disatteso le mie aspettative.
Tutte cadono ai miei piedi. Tutte, prima o poi, assaggiano le mia sborra ed il mio piscio.
Trascorrono due ore. Chiacchiere insensate riguardo alla mia ultima opera. Sarà un successo, come tutte quelle che l’hanno preceduta, non c’è bisogno di grandi campagne pubblicitarie o modifiche del testo. I miei estimatori sono numerosi, ed ancor più le mie estimatrici. Mi annoio.
“Chiedo una sospensione, signori” dico ad un certo punto “Vado un attimo in bagno”
Tolgo il cazzo dalle labbra bramose di sborra della serva e mi avvio al gabinetto. Lì trovo Pamela, la serva-tazza. E’ legata ad un impalcatura di legno che la costringe a restare in ginocchio con la faccia rivolta verso l’alto. La saluto con un sorriso “Ciao, piccola, come te la passi?”
Pamela è bionda, atletica e muscolosa. Ha occhi dolci di un blu più intenso dell’acquamarina ed è un piacere adoperarla.
“Bene, signore. E’ un piacere rivederla”
“Grazie. Su, adesso apri la bocca”
Pamela apre la bocca, io mi abbasso i pantaloni e le mutande.
Mi siedo sulla sua faccia facendo coincidere il buco del culo sulla sua bocca. La sua pelle è fresca e liscia, mi piace strofinarle le chiappe sulle guance. Il suo nasino ben modellato, poi, è un attrezzo che mi stimola la defecazione.
Non impiego molto a cacare. Un massiccio pezzettone di merda le scivola in corpo come serpente che entra nella tana. Pamela inghiotte senza mostrare schifo. La nostra brava schiava-tazza è abituata. Raccoglie i bisogni di almeno dieci impiegati al giorno. Al suo fianco l’altra serva è più comoda e fa una vita agiata. Ha il corpo legato dietro una falsa parete e dal muro vedo uscire solo la sua faccia. Lei non mangia la merda, si tratta dell’addetta alle pulizie dei cazzi e dei culi di noi uomini. Le porgo il mio sedere ben modellato, sporco di merdina e lascio che lei inizi il suo delicato
compito di pulizia. Sulle prime mostra qualche difficoltà; si tratta di una schiava giovane, probabilmente poco avvezza ai sapori forti dei culi sporchi e dei cazzi grondanti.
Glielo domando.
“Tu, schiava, sei una nuova?”
“Si, padrone”
“Quanti anni hai?”
“Diciannove”
“Come ti chiami?”
“Miriana, signore”
“Bene, Miriana, ti pare difficile pulirmi il culo?”
“Un poco, signore”
“Ti abituerai. Infila dentro la lingua, lecca bene…ecco, così. La tua lingua deve raspare e raccogliere ogni briciola di merda. Risucchia tutto, mi raccomando, e non mostrare ribrezzo. Non è educato mostrare schifo di fronte al padrone”
“Si…gnam…padrone”
“Bene, brava”
“Grazie, padrone”
“Ora baciami il culo per riconoscenza, Miriana”
La serva obbedisce, mi bacia le natiche con gratitudine.
Per aiutarla a deglutire meglio le sputo in bocca un paio di volte. Lo stesso faccio con la tazza del cesso. Saluto e me ne vado.
Sulla porta del gabinetto, Sonja, la schiava lucidascarpe, attende prostrata che il prossimo dominatore le ponga i suoi calzari sotto la faccia per iniziare a leccare. La faccio lavorare un poco, tanto per permetterle di dire che si è guadagnata il pane, ma non molti qui in azienda la usano. La sua lingua è difettosa, lascia scie di saliva troppo evidenti. Credo dovranno sostituirla, prima o poi.
Se come lucidascarpe non va bene le potranno affidare qualche altra mansione meno impegnativa, come la schiava-zerbino o la mangia merda.
Un impiegato dell’editrice entra nel bagno mentre io esco. Mi saluta con un cenno della testa e si apparta nel gabinetto di fianco a quello che ho usato pochi minuti fa.
Riconosco per un istante una bella ragazza dai lineamenti mediterranei che fa la tazza ed una biondina deliziosa al posto della carta igienica.
La tazza sembra aver una gran sete di piscio ed il ragazzo l’accontenta immediatamente con un getto potente e ben calibrato. Ne sento lo scroscio che colpisce il fondo della gola della bestia e gli schizzi che rimbalzano sulle guance.

Il ragazzo sospira soddisfatto mentre la schiava-tazza tossisce soffocata dal suo piscio. La cosa diverte il padrone, evidentemente. Ciò è comprensibile, divertirebbe anche me.
Torno in sala riunioni e termino l’incontro col direttore generale della casa editrice, spuntando un buon anticipo sulle uscite del mio prossimo capolavoro. Mentre prendo congedo dall’ufficio telefono alle serve che mi attendono in auto. Mi risponde Elena.
“Si, padrone. Desidera?”
“Sto tornando, preparatevi”
“Si, padrone”
“E avverti quell’altra ciucciacazzi che sulla via del ritorno dovrà farmi vedere il meglio del suo repertorio. Le puttanelle che mi hanno messo a disposizione qui sono belle ma hanno una bocca che non vale nulla. Tre quarti d’ora a succhiarmelo e non sono neppure riuscite a farmelo venire duro”
“Capisco, signore”
“Spero che sappiate fare di meglio, voi altre”
“Certo, signore. L’attendiamo con impazienza”
“A presto”
Chiudo la chiamata. Sono sulla soglia dell’ingresso. La schiava zerbino in questo momento è impegnata sotto le scarpe polverose di un uomo corpulento e dai modi spicci che si sta spazzando le scarpe sulla sua faccia. Dopo di lui vedo che anche un ragazzo si serve della sua pancia e del suo petto per pulirsi le suole. Mi avvicino.
“Ti hanno fatto male?” domando.
“Non tanto, signore. Grazie per l’interessamento, signore” “Allora potresti pulire anche le mie?”
“Si, con piacere”
“Però dovresti farlo con la lingua. Sai, sono mocassini molto pregiati, a strofinarli con forza si rovinano”
“Capisco, signore. Farò del mio meglio”
Ne sono certo, povera servetta. Le appoggio il piede sulla bocca e mi gusto l’espressione del suo viso mentre si mette all’opera. Nel frattempo attendo le mie schiave personali.
Sono  in  ritardo.  Avranno  anche  trovato  traffico,  tuttavia  questo  non le  giustifica.  Quando giungeranno sul piazzale riceveranno la meritata punizione.
Ecco, questo è il mondo perfetto. Il mondo dove ognuno è al suo posto.
Il posto giusto. Io, per lo meno, mi ci trovo bene. Gli altri si arrangeranno.
E tu, non vorresti vivere in un mondo perfetto?


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